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CAPO III
Struttura del rapporto
Art. 18
(Orario di lavoro)
- L'orario di lavoro è di 36 ore settimanali ed è funzionale all'orario di servizio e di apertura
al pubblico. L'articolazione dell'orario è definita ai sensi della normativa vigente e previo esame con le Organizzazioni
sindacali, dai dirigenti responsabili in conformità agli artt.16, comma 1, punto d) e 17, comma
2 del D.Lgs. n. 29 del 1993. A tal fine l'orario di lavoro viene determinato sulla base dei seguenti criteri:
- ottimizzazione delle risorse umane;
- miglioramento della qualità della prestazione;
- ampliamento della fruibilità dei servizi da parte dell'utenza;
- miglioramento dei rapporti funzionali con altre strutture ed altre amministrazioni.
- La distribuzione dell'orario di lavoro è improntata ai seguenti criteri di flessibilità, tenuto conto che
diversi sistemi di articolazione dell'orario di lavoro possono anche coesistere:
- utilizzazione in maniera programmata di tutti gli istituti che rendano concreta una gestione flessibile
dell'organizzazione del lavoro e dei servizi, in funzione di un'organica distribuzione dei carichi di lavoro;
- orario continuato laddove le esigenze del servizio richiedano la presenza nell'arco delle dodici o ventiquattro
ore;
- orario di lavoro articolato, al di fuori della lettera b), con il ricorso alla programmazione di calendari di lavoro
plurisettimanali ed annuali con orari superiori o inferiori alle 36 ore settimanali, nel rispetto del monte ore;
- assicurazione, in caso di adozione di un sistema di orario flessibile, della presenza in servizio di tutto il
personale necessario in determinate fasce orarie al fine di soddisfare in maniera ottimale le esigenze dell'utenza;
- priorità nell'impiego flessibile, purché compatibile con l'organizzazione del lavoro delle strutture, per i dipendenti
impegnati in attività di volontariato ai sensi della legge 11 agosto 1991, n. 266.
- La programmazione e l'articolazione dell'orario di lavoro dovranno comunque garantire l'erogazione dei servizi nelle
ore pomeridiane per le esigenze dell'utenza.
- Il lavoro deve essere organizzato in modo da valorizzare il ruolo interdisciplinare dei gruppi e la responsabilità di
ogni operatore nell'assolvimento dei propri compiti istituzionali.
- L'osservanza dell'orario di lavoro da parte del dipendente è accertata con efficaci controlli di tipo automatico. In
casi particolari, modalità sostitutive e controlli ulteriori sono definiti dalle singole aziende ed enti, in relazione
alle oggettive esigenze di servizio delle strutture interessate.

Art. 19
(Ferie e festività)
- Il dipendente ha diritto, in ogni anno di servizio, ad un periodo di ferie retribuito. Durante tale periodo al
dipendente spetta la normale retribuzione, escluse le indennità previste per prestazioni di lavoro straordinario e quelle
che non siano corrisposte per dodici mensilità.
- La durata delle ferie, salvo quanto previsto dal comma 3, è di 32 giorni lavorativi comprensivi delle due giornate previste
dall'articolo 1, comma 1, lettera "a", della L. 23 dicembre 1977, n.937.
- I dipendenti neo assunti nelle Aziende ed enti del Servizio sanitario nazionale dopo la stipulazione del presente contratto
hanno diritto, limitatamente al primo triennio di servizio a 30 giorni lavorativi di ferie comprensivi delle due
giornate previste dal comma 2.
- In caso di distribuzione dell'orario settimanale di lavoro su cinque giorni, il sabato è considerato non lavorativo
ed i giorni di ferie spettanti ai sensi dei commi 2 e 3 sono ridotti, rispettivamente, a 28 e 26, comprensivi delle due
giornate previste dall'articolo 1, comma 1, lettera "a", della L.23 dicembre 1977, n.937.
- A tutti i dipendenti sono altresì attribuite 4 giornate di riposo da fruire nell'anno solare ai sensi ed alle condizioni
previste dalla menzionata legge n.937/77. E' altresì considerata giorno festivo la ricorrenza del santo Patrono della
località in cui il dipendente presta servizio, purché ricadente in giorno lavorativo.
- Nell'anno di assunzione o di cessazione dal servizio la durata delle ferie è determinata in proporzione dei dodicesimi
di servizio prestato. La frazione di mese superiore a quindici giorni è considerata a tutti gli effetti come mese intero.
- Il dipendente che ha usufruito dei permessi retribuiti di cui all'art.21 conserva il diritto alle ferie.
- Le ferie sono un diritto irrinunciabile e non sono monetizzabili. Esse sono fruite nel corso di ciascun
anno solare, in periodi compatibili con le oggettive esigenze di servizio, tenuto conto delle richieste del
dipendente.
- Compatibilmente con le oggettive esigenze del servizio, il dipendente può frazionare le ferie in più
periodi. La fruizione delle ferie dovrà avvenire nel rispetto dei turni di ferie prestabiliti, assicurando
comunque al dipendente che ne abbia fatto richiesta il godimento di almeno quindici giorni continuativi
di ferie nel periodo 1 giugno - 30 settembre.
- Qualora le ferie già in godimento siano interrotte o sospese per motivi di servizio, il dipendente
ha diritto al rimborso delle spese documentate per il viaggio di rientro in sede e per quello di eventuale
ritorno al luogo di svolgimento delle ferie, nonché all'indennità di missione per la durata dei
medesimi viaggi. Il dipendente ha inoltre diritto al rimborso delle spese anticipate e documentate per
il periodo di ferie non goduto.
- In caso di indifferibili esigenze di servizio che non abbiano reso possibile il godimento delle ferie
nel corso dell'anno, le ferie dovranno essere fruite entro il primo semestre dell'anno successivo.
- In caso di motivate esigenze di carattere personale e compatibilmente con le esigenze di servizio,
il dipendente dovrà fruire delle ferie residue al 31 dicembre entro il mese di aprile dell'anno successivo
a quello di spettanza.
- Le ferie sono sospese da malattie adeguatamente e debitamente documentate che si siano protratte per
più di tre giorni o abbiano dato luogo a ricovero ospedaliero. L'amministrazione deve essere stata posta in
grado di accertarle con tempestiva informazione.
- Le assenze per malattia non riducono il periodo di ferie spettanti, anche se tali assenze si siano
protratte per l'intero anno solare. In tal caso, il godimento delle ferie deve essere previamente autorizzato
dal dirigente in relazione alle esigenze di servizio, anche oltre i termini di cui ai commi 11
e 12.
- Fermo restando il disposto del comma 8, all'atto della cessazione dal rapporto di lavoro, qualora
le ferie spettanti a tale data non siano state fruite per esigenze di servizio, si procede al pagamento
sostitutivo delle stesse da parte dell'azienda o ente di provenienza.[14]

Art. 20
(Riposo settimanale)
- Il riposo settimanale coincide di norma con la giornata domenicale. Il numero dei riposi settimanali
spettanti a ciascun dipendente è fissato in numero di 52 all'anno, indipendentemente dalla forma
di articolazione dell'orario di lavoro. In tale numero non sono conteggiate le domeniche ricorrenti
durante i periodi di assenza per motivi diversi dalle ferie.
- Ove non possa essere fruito nella giornata domenicale, il riposo settimanale deve essere fruito
di norma entro la settimana successiva, in giorno concordato fra il dipendente ed il dirigente responsabile
della struttura, avuto riguardo alle esigenze di servizio.
- Il riposo settimanale non é rinunciabile e non può essere monetizzato.
- La festività nazionale e quella del Santo Patrono coincidenti con la domenica non danno luogo al
riposo compensativo nè a monetizzazione.
- Nei confronti dei soli dipendenti che, per assicurare il servizio prestano la loro opera durante
la festività nazionale coincidente con la domenica, si applica la disposizione del comma 2.

CAPO IV
Interruzioni e sospensioni della prestazione
Art. 21
(Permessi retribuiti)
- A domanda del dipendente sono concessi permessi retribuiti per i seguenti casi da documentare
debitamente:
- partecipazione a concorsi od esami - limitatamente ai giorni di svolgimento delle prove - o per aggiornamento
professionale facoltativo comunque connesso all'attività di servizio: giorni otto all'anno;
- lutti per coniuge, convivente, parenti entro il secondo grado ed affini entro il primo grado: giorni
tre consecutivi per evento.
- A domanda del dipendente possono inoltre essere concessi, nell'anno, 3 giorni di permesso retribuito
per particolari motivi personali o familiari debitamente documentati, compresa la nascita di
figli.
- Il dipendente ha altresì diritto ad un permesso di 15 giorni consecutivi in occasione di matri
monio.
- I permessi dei commi 1, 2 e 3 possono essere fruiti cumulativamente nell'anno solare, non riducono
le ferie e sono valutati agli effetti dell'anzianità di servizio.
- Durante i predetti periodi al dipendente spetta l'intera retribuzione nonché il trattamento accessorio
indicato nella tabella 1 allegata al presente contratto.
- I permessi di cui all'art.33, commi 2 e 3, della legge 5 febbraio 1992, n.104 non sono computati
ai fini del raggiungimento del limite fissato dai precedenti commi e non riducono le ferie.
- Il dipendente ha, altresì, diritto, ove ne ricorrano le condizioni, ad altri permessi retribuiti,
comunque denominati, previsti da specifiche disposizioni di legge.
- Nell'ambito delle disposizioni previste dalla legge 11 agosto 1991, n. 266 nonché dal regolamento
approvato con D.P.R. 21 settembre 1994, n. 613 per le attività di protezione civile, le amministrazioni
favoriscono la partecipazione del personale alle attività delle Associazioni di volontariato mediante
idonea articolazione degli orari di lavoro.
- Il presente istituto che sostituisce la disciplina legislativa e contrattuale del congedo straordinario
vigente nel comparto, entra in vigore dal 1° gennaio 1996.

Art. 22
(Permessi brevi)
- Il dipendente, a domanda, può assentarsi dal lavoro su valutazione del dirigente preposto all'unità
organizzativa presso cui presta servizio. Tali permessi non possono essere di durata superiore alla
metà dell'orario di lavoro giornaliero, purché questo sia costituito da almeno quattro ore consecutive e non
possono comunque superare le 36 ore annue.
- La richiesta del permesso deve essere formulata in tempo utile per consentire al dirigente l'adozione
delle necessarie misure organizzative.
- Il dipendente è tenuto a recuperare le ore non lavorate di norma non oltre il mese successivo, secondo
modalità individuate dal dirigente; in caso di mancato recupero, si determina la proporzionale decurtazione
della retribuzione.

Art. 23
(Assenze per malattia)
- Il dipendente non in prova, assente per malattia, ha diritto alla conservazione del posto per un
periodo di diciotto mesi. Ai fini della maturazione del predetto periodo, si sommano tutte le assenze per
malattia intervenute nei tre anni precedenti l'ultimo episodio morboso in corso.
- Al lavoratore che ne faccia tempestiva richiesta prima del superamento del periodo previsto dal comma 1,
può essere concesso di assentarsi per un ulteriore periodo di 18 mesi in casi particolarmente gravi ovvero di
essere sottoposto all'accertamento delle sue condizioni di salute, per il tramite della azienda sanitaria locale
territorialmente competente ai sensi delle vigenti disposizioni, al fine di stabilire la sussistenza di
eventuali cause di assoluta e permanente inidoneità fisica a svolgere qualsiasi proficuo lavoro.
- Superati i periodi di conservazione del posto previsti dai commi 1 e 2, qualora non sia stato possibile applicare
l'art.16 del D.P.R. 28 novembre 1990, n.384 perché il dipendente, a seguito degli accertamenti sanitari,
è stato dichiarato permanentemente inidoneo a svolgere qualsiasi proficuo lavoro, l'azienda o l'ente può procedere,
alla risoluzione del rapporto corrispondendo al dipendente l'indennità sostitutiva del preavviso.
- I periodi di assenza per malattia, salvo quelli previsti dal comma 2 del presente articolo, non interrompono
la maturazione dell'anzianità di servizio a tutti gli effetti.
- Sono fatte salve le vigenti disposizioni di legge a tutela degli affetti da TBC.
- Il trattamento economico spettante al dipendente che si assenti per malattia è il seguente:
- intera retribuzione fissa mensile, comprese le indennità pensionabili, con esclusione
di ogni altro compenso accessorio, comunque denominato, per i primi 9 mesi di assenza. Nell'ambito di
tale periodo per le malattie superiori a quindici giorni lavorativi o in caso di ricovero ospedaliero
e per il successivo periodo di convalescenza post ricovero, al dipendente compete anche il trattamento
economico accessorio come determinato nella tabella allegata al presente contratto.
- 90 % della retribuzione di cui alla lettera "a" per i successivi 3 mesi di assenza;
- 50 % della retribuzione di cui alla lettera "a" per gli ulteriori 6 mesi del periodo di conservazione
del posto previsto nel comma 1;
- i periodi di assenza previsti dal comma 2 non sono retribuiti.
- L'assenza per malattia deve essere comunicata alla struttura di appartenenza tempestivamente e comunque
all'inizio dell'orario di lavoro del giorno in cui si verifica, anche nel caso di eventuale prosecuzione
dell'assenza, salvo comprovato impedimento.
- Il dipendente è tenuto a recapitare o spedire a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento il certificato
medico di giustificazione dell'assenza entro i tre giorni successivi all'inizio della malattia o alla
eventuale prosecuzione della stessa. Qualora tale termine scada in giorno festivo esso è prorogato al primo
giorno lavorativo successivo.
- L'azienda o l'ente dispone il controllo della malattia ai sensi delle vigenti disposizioni di legge di
norma fin dal primo giorno di assenza, attraverso l'azienda sanitaria locale territorialmente competente.
- Il dipendente che, durante l'assenza, per particolari motivi dimori in luogo diverso da quello di residenza,
deve darne tempestiva comunicazione, precisando l'indirizzo dove può essere reperito.
- Il dipendente assente per malattia, pur in presenza di espressa autorizzazione del medico curante ad
uscire, è tenuto a farsi trovare nel domicilio comunicato all'amministrazione, in ciascun giorno, anche
se domenicale o festivo, dalle ore 10 alle ore 12 e dalle ore 17 alle ore 19.
- Qualora il dipendente debba allontanarsi, durante le fasce di reperibilità, dall'indirizzo comunicato,
per visite mediche, prestazioni o accertamenti specialistici o per altri giustificati motivi, che devono
essere, a richiesta, documentati, è tenuto a darne preventiva comunicazione all'azienda o all'ente.
- Nel caso in cui l'infermità sia causata da colpa di un terzo, il dipendente è tenuto a darne comunicazione
all'azienda o ente. In tal caso il risarcimento del danno da mancato guadagno, effettivamente liquidato
da parte del terzo responsabile - qualora comprensivo anche della normale retribuzione - è versato dal
dipendente all'azienda o ente fino a concorrenza di quanto dalla stessa erogato durante il periodo di assenza,
ai sensi del comma 6, lettere "a", "b" e "c", compresi gli oneri riflessi inerenti. La presente disposizione
non pregiudica l'esercizio, da parte dell'azienda o ente, di eventuali azioni dirette nei confronti del
terzo responsabile.
- Le disposizioni contenute nel presente articolo si applicano alle assenze per malattia iniziate successivamente
alla data di stipulazione del contratto, dalla quale decorre il triennio previsto dal comma 1. Alle
assenze per malattia in corso alla predetta data si applica la normativa vigente al momento dell'insorgenza della
malattia per quanto attiene alle modalità di retribuzione, fatto salvo il diritto alla conservazione del posto se
più favorevole.[15]

Art. 24
(Infortuni sul lavoro e malattie dovute a
causa di servizio)
- In caso di assenza dovuta ad infortunio sul lavoro o a malattia riconosciuta dipendente da causa
di servizio, il dipendente ha diritto alla conservazione del posto fino a completa guarigione clinica e, comunque,
non oltre il periodo di conservazione del posto. In tale periodo al dipendente spetta l'intera retribuzione di cui
all'art.23, comprensiva del trattamento accessorio come determinato nella tabella n 1 allegata al presente contratto.
- Decorso il periodo massimo di conservazione del posto, trova applicazione l'art.23, comma 3. Nel caso che l'azienda o
ente non proceda alla risoluzione del rapporto di lavoro del dipendente riconosciuto permanentemente inidoneo a proficuo lavoro,
per l'ulteriore periodo di assenza non compete alcuna retribuzione.
- Nulla è innovato per quanto riguarda il procedimento previsto dalle vigenti disposizioni per il riconoscimento della dipendenza
da causa di servizio delle infermità, per la corresponsione dell'equo indennizzo e per la risoluzione del rapporto
in caso di inabilità permanente. [16]

Art. 25
(Astensione obbligatoria e facoltativa per
maternità)
- Alle lavoratrici madri in astensione obbligatoria dal lavoro, ai sensi dell'art.4 della legge 30 dicembre 1971, n. 1204,
spettano l'intera retribuzione fondamentale nonché le quote di retribuzione accessoria fisse e ricorrenti indicate nella tabella
allegato 1.
- Nel periodo complessivo di astensione facoltativa dal lavoro previsto per le lavoratrici madri o, in alternativa, per i lavoratori
padri dall'art. 7, comma 1, della legge 1204/1971 integrata dalla legge 9 dicembre 1977, n.903, della durata massima di sei mesi, i primi
trenta giorni, fruibili anche frazionatamente, sono considerati permessi retribuiti, ai sensi dell'art. 21. Successivamente sino al
compimento del terzo anno di vita del bambino, nei casi previsti dall'art.7 comma 2, della legge 1204/1971, alle lavorarici madri ed ai
lavoratori padri sono concessi, con le stesse modalità un massimo di giorni 30 annuali di permesso retribuito.
- Nei confronti delle lavoratrici madri, nei primi tre mesi di gravidanza e per tutta la durata del periodo di allattamento se naturale,
qualora sia accertata una situazione di danno o pericolo per la salute della lavoratrice, fatte salve le disposizioni di legge in
materia, si provvede al provvisorio mutamento di attività delle dipendenti interessate che comporti minor aggravio psico-fisico.
- Il restante periodo di cinque mesi di astensione facoltativa rimane disciplinato ai fini giuridici ed economici dagli artt.7, comma 3,
e 15, comma 2, della legge 1204/1971.
- I permessi di cui ai commi 2 e 5 possno essere fruiti cumulativamente nell'anno solare con quelli previsti dall'art.21, non riducono le
ferie e sono valutati agli effetti dell'anzianità di servizio. Durante i predetti periodi al dipendente spetta, altresì, l'intera retribuzione,
secondo la tabella 1 allegata al presente contratto.
- Nulla è innovato nell'applicazione della legge 903/1977 in caso di adozione o affidamento del bambino, con riferimento alla materia regolata
dal presente articolo, salvo quanto modificato dallo stesso.[17]

Art. 26
(Servizio militare)
- La chiamata alle armi per adempiere agli obblighi di leva o per anticipazione del servizio di leva o servizio civile sostitutivo sospende
il rapporto di lavoro per tutta la durata della ferma. Durante tale periodo il dipendente ha titolo alla conservazione del posto fino ad un
mese dopo la cessazione del servizio militare, senza diritto alla retribuzione.
- Il rapporto di lavoro è risolto, senza diritto ad alcuna indennità di preavviso, nei confronti del dipendente che, salvo casi di comprovato impedimento,
non riprenda servizio entro il termine indicato dal comma 1.
- Il periodo di servizio militare è valido a tutti gli effetti compresa la determinazione dell'anzianità lavorativa ai fini del trattamento previdenziale,
secondo le vigenti disposizioni di legge.
- I commi precedenti si applicano anche nel caso di richiamo alle armi, fatta eccezione per il diritto alla conservazione del posto, che coincide
con il periodo di richiamo. Durante tale periodo al dipendente richiamato compete il trattamento economico più favorevole tra quello civile e militare.
- Per quanto non esplicitamente previsto, si rinvia alla disciplina dettata in materia dalla legge 24 dicembre 1986, n.958.

Art. 27
(Aspettativa)
- Al dipendente con rapporto di lavoro a tempo indeterminato che ne faccia formale richiesta può essere concessa una aspettativa per comprovati
motivi personali o di famiglia, senza retribuzione e senza decorrenza dell'anzianità, per un periodo massimo di dodici mesi nel triennio.
- I periodi di aspettativa di cui al comma 1 non si cumulano con le assenze per malattia previste dagli artt. 23 e 24.
- L'azienda o l'ente, qualora durante il periodo di aspettativa vengano meno i motivi che ne hanno giustificato la concessione, può invitare il dipendente
a riprendere servizio nel termine appositamente prefissato.
- Il rapporto di lavoro è risolto, senza diritto ad alcuna indennità sostitutiva di preavviso, nei confronti del dipendente che, salvo casi di comprovato
impedimento, non si presenti per riprendere servizio alla scadenza del periodo di aspettativa
o del termine di cui al comma 3.[18]

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