Infermieri e prescrizione dei
farmaci
La redazione della
Rivista presenta ai suoi lettori un commento analitico di
un'interessante sentenza di condanna che ha visto coinvolti
alcuni infermieri di un ospedale del nord Italia per il
reato di omicidio colposo plurimo.
Il documento appare di grande interesse ai fini di poter
comprendere le motivazioni che portano i Giudici della Corte
d'Appello di Milano a convalidare in gran parte la condanna
degli infermieri, dei medici e l'assoluzione della Capo
Sala di una unità operativa in cui è stato commesso un errore
terapeutico.
L'interesse a tale documento, credo che si evidenzi principalmente
nella constatazione che "l'evento" descritto ricopre una
frequenza nelle unità operative degli ospedali italiani
molto elevata, tanto da potersi considerare quasi una pericolosa
prassi.
Il principio sancito da questo giudizio convalida la tesi
per cui l'attività di somministrazione dei farmaci deve
essere eseguita sempre in collaborazione con i medici e
mai in modo rutinario e meccanicistico.
In caso di dubbio sul dosaggio prescritto, l'infermiere
si deve attivare non per sindacare l'efficacia terpeutica
del farmaco prescritto, bensì per richiamare l'attenzione
e richiederne la rinnovazione in forma scritta.
Il personale medico risponde per la posizione di garanzia
rivestita rispetto ai malati. Non compete alla Caposala
il controllo tra la corrispondenza del farmaco prescritto
in quanto tale attività è demandata specificamente all'infermiere
professionale. E' aperto il confronto nell' Area
di Discussione! su questo caso e su quelli che
gli utenti del servizio vorranno segnalare.
Molti pertanto i punti di riflessione in merito a questa
legge.
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