Spatola Alberto, L'uomo che ride. Saggio sul sorriso e dintorni, Roma, Edizioni Universitarie Romane, 2000

Prefazione

di Daniele La Barbera

Momento liberatorio e gioioso oppure esplosivo e sarcastico, umoristico e piacevole o ancora amaro e dissonante, il riso occupa, come Alberto Spatola riccamente ci illustra in questo saggio, un posto assolutamente privilegiato nella comunicazione interumana.
Elemento di coesione e condivisione , ma a volte di separazione e conflitto, non esiste forse mezzo espressivo capace di assumere così tante sfumature e di veicolare stati d'animo ed impressioni così differenti, nonostante il suo fondamentale "valore intrinseco" di ordine naturale.
Un indicatore mimico polisemico quindi, in grado di attingere agli strati più profondi della nostra personalità e disvelare o nascondere gli umori più segreti e le sensazioni più intime. Come Freud ha bene espresso, "nel momento del ridere un quantitativo di energia sino ad allora impiegato nel mantenere talune situazioni psichiche viene a un tratto liberato"; il riso dunque di queste situazioni si fa segnale e l'attento studio delle caratteristiche della sua fenomenica che il libro propone ci avvicina alla comprensione di questi contenuti interni.
D'altro canto ci ricorda F. Capra, solo con una visione intuitiva improvvisa che coglie il significato più profondo dell'arguzia possiamo provare l'esperienza della risata liberatoria che la battuta di spirito è intesa a produrre; un rapidissimo insight precede in effetti spesso la comparsa del riso e questa acuta ed intensa elaborazione cognitiva, come ci suggerisce S. Arieti nel suo magistrale approfondimento sul processo creativo, è in rapporto con la possibilità di percepire improvvisamente, nella battuta o nel motto di spirito, la discrepanza tra la logica e la paralogica, più vicina questa al modo di funzionamento del processo primario.

Una stessa straordinaria significatività e polivalenza riscontriamo nel riso se ci interroghiamo sul suo senso e valore in ambito psicopatologico, che ruotano essenzialmente - ma non unicamente - attorno a concetti come quello di concordanza ideo-affettiva e di empatia, capacità umana di grande significato relazionale, di cui spesso il riso ed il sorriso si fanno veicolo nell'incontro con l'altro e la cui corrente risulta così drasticamente interrotta o carente, come Spatola estesamente analizza, nei disturbi schizofrenici e in altri disturbi psicotici e di personalità.
E' sufficiente solo accennare al qualificato contributo alla clinica psichiatrica e in particolare al procedimento diagnostico, della semeiotica del riso e del sorriso: dal riso fatuo al sorriso eginetico, dal riso maniacale alla inelicitabilità del riso nel depresso melancolico e all'assenza del riso in alcuni disturbi di personalità, come espressione di una interruzione della circolarità e reciprocità affettiva e comunicazionale, l'osservazione di questi aspetti mimici e della loro declinazione nel tessuto della relazione, nell'ambito vivo e palpitante dell'incontro terapeutico, consentono al clinico di rilevare tutta una serie di impressioni obiettive e soggettive sul registro emotivo-affettivo della persona sofferente, sulla sua disposizione timica, sul suo livello di sintonia empatica, sull'organizzazione ed efficienza delle sue funzioni cognitive.

 

 

Attraverso uno studio attento e acuto questo libro ci offre quindi una visione particolarmente ampia e dettagliata dei molteplici livelli di significato del riso e delle sue infinite oscillazioni di senso nella psicologia normale e patologica.
Pur utilizzando preferenzialmente alcuni specifici vertici teorici, come la psicologia individuale adleriana e la prospettiva antropo-fenomenologica, Spatola riesce a intessere le sue considerazioni con una serie molto vasta di contributi culturali e di efficaci ed emblematiche esemplificazioni tratte dal cinema e dalla letteratura, dai classici e dalle tradizioni popolari, dalla filosofia e da un vasto repertorio clinico, che contribuisce a dare "spessore" umano alla trattazione.
Dalla dimensione individuale e psicologica a quella sociale e culturale "L'uomo che ride" ci sollecita anche a considerare come il ridere (e il far ridere) abbiano anche delle connotazioni collettive legate all'epoca storica ed al contesto socio-culturale; basti pensare, oltre agli autori citati da Spatola, a quanto limpidamente ed emblematicamente uno scrittore come Daniel Pennac riesca a restituire un senso dell'umorismo e dell'ironia proprio del post-moderno: con il suo personaggio chiave, quel Monsieur Malaussene, di professione capro espiatorio, e con la di lui tribù-famiglia, costruisce trame e situazioni noir e surreali, tragiche e sentimentali, dove attraverso una galleria di personaggi improbabili eppure umanissimi, la commedia e il divertimento sfiorano spesso il dramma e l'assurdo, fino a compenetrarsi a volte con questi in modo quasi inestricabile: uno specchio fedele dei tempi!
Il riso e i suoi svariati significati divengono così non solo una possibile chiave di lettura dello stile relazionale individuale e delle dinamiche psicologiche che lo sottendono, ma anche il centro di una riflessione sulla condizione umana e su quel sottile crinale che separa in questa, la soddisfazione dalla sofferenza, la partecipazione gioiosa all'esistenza da un irrimediabile sentimento del tragico.
E in questo senso il lavoro di Spatola ci evoca quanto afferma il famoso testo sacro indiano Ramayana: "Vi sono tre cose reali: Dio, la follia umana ed il riso: dato che le prime due oltrepassano la nostra comprensione, dobbiamo fare quello che possiamo con la terza".
Un libro dunque gustoso e intrigante, che affascina e diverte, avvince e stupisce, gettando luce sulle innumerevoli sfaccettature del riso e del sorriso, da quelli fisiologici e clinici a quelli psicologici e culturali; ma soprattutto un libro che invita a riflettere su quanti enigmi e segreti possa racchiudere questa apparentemente semplice manifestazione mimica, espressiva, come lo è il sorriso della Monna Lisa, di quella irriducibile complessità che è la caratteristica più saliente della dimensione umana, e allusiva, come lo può essere solo l'espressione sorridente di un bimbo di pochi mesi o quella di un santo estatico in meditazione, di quelle profondità insondabili dalle quali la nostra natura non finisce mai di trovare ispirazione.


Prof. Daniele La Barbera

Titolare della Cattedra di Psicoterapia
Presidente del Diploma Universitario di tecnico dell'educazione e della riabilitazione Psichiatrica e Psicosociale dell'Università degli Studi di Palermo

 

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