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Prefazione
di Daniele La Barbera
Momento liberatorio e gioioso oppure esplosivo e sarcastico, umoristico
e piacevole o ancora amaro e dissonante, il riso occupa, come Alberto
Spatola riccamente ci illustra in questo saggio, un posto assolutamente
privilegiato nella comunicazione interumana.
Elemento di coesione e condivisione , ma a volte di separazione e
conflitto, non esiste forse mezzo espressivo capace di assumere così
tante sfumature e di veicolare stati d'animo ed impressioni così differenti,
nonostante il suo fondamentale "valore intrinseco" di ordine naturale.
Un indicatore mimico polisemico quindi, in grado di attingere agli
strati più profondi della nostra personalità e disvelare o nascondere
gli umori più segreti e le sensazioni più intime.
Come Freud ha bene espresso, "nel momento del ridere un quantitativo
di energia sino ad allora impiegato nel mantenere talune situazioni
psichiche viene a un tratto liberato"; il riso dunque di queste situazioni
si fa segnale e l'attento studio delle caratteristiche della sua fenomenica
che il libro propone ci avvicina alla comprensione di questi contenuti
interni.
D'altro canto ci ricorda F. Capra, solo con una visione intuitiva
improvvisa che coglie il significato più profondo dell'arguzia possiamo
provare l'esperienza della risata liberatoria che la battuta di spirito
è intesa a produrre; un rapidissimo insight precede in effetti spesso
la comparsa del riso e questa acuta ed intensa elaborazione cognitiva,
come ci suggerisce S. Arieti nel suo magistrale approfondimento sul
processo creativo, è in rapporto con la possibilità di percepire improvvisamente,
nella battuta o nel motto di spirito, la discrepanza tra la logica
e la paralogica, più vicina questa al modo di funzionamento del processo
primario.
Una stessa straordinaria significatività e polivalenza riscontriamo
nel riso se ci interroghiamo sul suo senso e valore in ambito psicopatologico,
che ruotano essenzialmente - ma non unicamente - attorno a concetti
come quello di concordanza ideo-affettiva e di empatia, capacità umana
di grande significato relazionale, di cui spesso il riso ed il sorriso
si fanno veicolo nell'incontro con l'altro e la cui corrente risulta
così drasticamente interrotta o carente, come Spatola estesamente
analizza, nei disturbi schizofrenici e in altri disturbi psicotici
e di personalità.
E' sufficiente solo accennare al qualificato contributo alla clinica
psichiatrica e in particolare al procedimento diagnostico, della semeiotica
del riso e del sorriso: dal riso fatuo al sorriso eginetico, dal riso
maniacale alla inelicitabilità del riso nel depresso melancolico e
all'assenza del riso in alcuni disturbi di personalità, come espressione
di una interruzione della circolarità e reciprocità affettiva e comunicazionale,
l'osservazione di questi aspetti mimici e della loro declinazione
nel tessuto della relazione, nell'ambito vivo e palpitante dell'incontro
terapeutico, consentono al clinico di rilevare tutta una serie di
impressioni obiettive e soggettive sul registro emotivo-affettivo
della persona sofferente, sulla sua disposizione timica, sul suo livello
di sintonia empatica, sull'organizzazione ed efficienza delle sue
funzioni cognitive.
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Attraverso uno studio attento e acuto questo libro ci offre quindi
una visione particolarmente ampia e dettagliata dei molteplici livelli
di significato del riso e delle sue infinite oscillazioni di senso
nella psicologia normale e patologica.
Pur utilizzando preferenzialmente alcuni specifici vertici teorici,
come la psicologia individuale adleriana e la prospettiva antropo-fenomenologica,
Spatola riesce a intessere le sue considerazioni con una serie molto
vasta di contributi culturali e di efficaci ed emblematiche esemplificazioni
tratte dal cinema e dalla letteratura, dai classici e dalle tradizioni
popolari, dalla filosofia e da un vasto repertorio clinico, che contribuisce
a dare "spessore" umano alla trattazione.
Dalla dimensione individuale e psicologica a quella sociale e culturale
"L'uomo che ride" ci sollecita anche a considerare come il ridere
(e il far ridere) abbiano anche delle connotazioni collettive legate
all'epoca storica ed al contesto socio-culturale; basti pensare, oltre
agli autori citati da Spatola, a quanto limpidamente ed emblematicamente
uno scrittore come Daniel Pennac riesca a restituire un senso dell'umorismo
e dell'ironia proprio del post-moderno: con il suo personaggio chiave,
quel Monsieur Malaussene, di professione capro espiatorio, e con la
di lui tribù-famiglia, costruisce trame e situazioni noir e surreali,
tragiche e sentimentali, dove attraverso una galleria di personaggi
improbabili eppure umanissimi, la commedia e il divertimento sfiorano
spesso il dramma e l'assurdo, fino a compenetrarsi a volte con questi
in modo quasi inestricabile: uno specchio fedele dei tempi!
Il riso e i suoi svariati significati divengono così non solo una
possibile chiave di lettura dello stile relazionale individuale e
delle dinamiche psicologiche che lo sottendono, ma anche il centro
di una riflessione sulla condizione umana e su quel sottile crinale
che separa in questa, la soddisfazione dalla sofferenza, la partecipazione
gioiosa all'esistenza da un irrimediabile sentimento del tragico.
E in questo senso il lavoro di Spatola ci evoca quanto afferma il
famoso testo sacro indiano Ramayana: "Vi sono tre cose reali: Dio,
la follia umana ed il riso: dato che le prime due oltrepassano la
nostra comprensione, dobbiamo fare quello che possiamo con la terza".
Un libro dunque gustoso e intrigante, che affascina e diverte, avvince
e stupisce, gettando luce sulle innumerevoli sfaccettature del riso
e del sorriso, da quelli fisiologici e clinici a quelli psicologici
e culturali; ma soprattutto un libro che invita a riflettere su quanti
enigmi e segreti possa racchiudere questa apparentemente semplice
manifestazione mimica, espressiva, come lo è il sorriso della Monna
Lisa, di quella irriducibile complessità che è la caratteristica più
saliente della dimensione umana, e allusiva, come lo può essere solo
l'espressione sorridente di un bimbo di pochi mesi o quella di un
santo estatico in meditazione, di quelle profondità insondabili dalle
quali la nostra natura non finisce mai di trovare ispirazione.
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Prof. Daniele La Barbera
Titolare della Cattedra di Psicoterapia
Presidente del Diploma Universitario di tecnico dell'educazione
e della riabilitazione Psichiatrica e Psicosociale dell'Università
degli Studi di Palermo
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