Qualsiasi attività lavorativa di natura intellettuale
assume il riconoscimento di "professione", quando risponde
ad alcuni requisiti di carattere sociale e scientifico.
Tra questi requisiti si evidenzia l'esistenza di uno
specifico professionale basato sulla scientificità della
propria disciplina. Scientificità delle conoscenze che
sono continuamente oggetto di studio ed aggiornamento
attraverso la ricerca.
Anche la professione infermieristica persegue l'acquisizione
di nuove conoscenze ed abilità attraverso lo sviluppo
della ricerca teorica ed applicata. In Italia tale attività,
nonostante sia stata recentemente favorita dal trasferimento
della formazione infermieristica in ambito universitario,
è attualmente ancora modesta.
Le cause di tale ritardo sono riconducibili a vari fattori
storici, alcuni comuni alla professione anche all'estero,
altri specificatamente italiani. Maria Matarese, nel
suo articolo, si sofferma a riflettere su quanto indicato
nel 1999 dall'American Association of Colleges of Nursing
(AACN) nel suo documento concernente le modalità di
sviluppo ed affermazione della ricerca infermieristica
nel mondo.
L'autrice si sofferma a valutare le potenzialità offerte
in tale senso dal futuro assetto formativo universitario
italiano che vede gli infermieri, in un prossimo futuro,
impegnati in tutti i possibili livelli di ricerca.
Sarà sufficiente formarsi all'interno dei circuiti universitari
per poter sviluppare la ricerca in ambito clinico ed
assistenziale? Vista l'attuale storia di alcuni paesi
stranieri (USA, Inghilterra, Australia, Canada ecc.)
pare possibile.
Ma in Italia? In considerazione delle difficoltà che
incontrano le altre "storiche" discipline scientifiche
da sempre formate in tale contesto, la sfida non appare
così certa! E' aperta la discussione in Bacheca!