Piani di evacuazione in caso di incendio - pianificazione e preparazione

Tratto dal Convegno SEIRS svoltosi a Parma il 26-9-98 sulla Sicurezza in ospedale Antonio Morra, Bruno Andreetto Servizio Anestesia Rianimazione Carmine Bozza IP, DEA Paolo Aceti Servizio Tecnico A.S.L. 2 - Ospedale Martini, Torino.

Premessa generale

L'Ospedale può essere interessato da emergenze di massa che mettono in crisi la funzionalità a causa di eventi esterni (arrivo di un gran numero di feriti) o problemi interni (incendi, evacuazioni forzate per attentato, eventi alluvionali, ecc.). Per limitare i succitati problemi e per mitigare il numero delle vittime ad essi conseguenti, ogni struttura ospedaliera dovrebbe disporre di strumenti operativi, attivi 24 ore su 24 (H24), rappresentati dai Piani di Emergenza Interna: - Piano di Emergenza per Massiccio Afflusso di Feriti - Piano di Emergenza Interna - Piano di Emergenza per Evacuazione. Questa triade di Piani permette alla struttura ospedaliera una risposta organica e coordinata che, come appena citato, garantisce un notevole grado di efficienza nella fase operativa. L'assenza di Piani specifici, per contro, impedisce un corretto approccio all'evento e favorisce l'attuazione di risposte scorrette e, spesso, anche pericolose per gli operatori e per i degenti. Il Dipartimento della Protezione Civile, organo che ha il compito di coordinare gli interventi di emergenza, ha pubblicato nel 1992 le Linee Guida per predisporre l'accoglienza di un gran numero di feriti o pazienti in caso di catastrofe, e alla luce dei Decreti Legislativi 626/94 e 242/96 e del D.M.I. del 10 Marzo 1998, sta emanando la specifica riguardo il comportamento dell'ospedale di fronte alla drammatica necessità di evacuare i propri degenti. Prendendo spunto da queste indicazioni, è nostra intenzione, formulare alcune risposte corrette per consentire di inquadrare il complesso problema dei Piani di Emergenza Interna di un Ospedale. Le caratteristiche essenziale dei Piani verranno di seguito indicate, ma è importante definire subito alcuni aspetti essenziali. I tre Piani, seppur differenti tra loro per scopi e modalità di utilizzo, sono da considerarsi assolutamente complementari. Infatti un evento grave ed improvviso, come un incendio, richiede l'attivazione di un Piano di Emergenza Interna specifico, e i degenti intossicati dal fumo dovranno essere trattati al più presto; questo richiederà l'attivazione di un Piano per massiccio afflusso, anche se i feriti in questo caso sono gli stessi degenti interni. Inoltre se l'evento in atto, non potrà essere circoscritto rapidamente occorrerà attivare il Piano di Evacuazione, per permettere lo sgombero anche solo parziale dei pazienti. Ogni Piano dovrà essere predisposto per affrontare la peggiore situazione prevedibile con una massima risposta operativa. Pur tuttavia devono essere previsti Piani con una risposta graduata e modulare per poter rispondere all'evento con il minimo dispiegamento di risorse. È inoltre indispensabile che i Piani consentano, per quanto possibile, lo svolgimento delle attività ospedaliere ordinarie, nonostante la situazione di emergenza in atto nella struttura. Passiamo all'indicazione delle Linee Guida essenziali per ciò che riguarda i due Piani di Emergenza per eventi che possano coinvolgere e mettere in pericolo l'ospedale stesso. Non citeremo in questo articolo le Linee del Piano per Massiccio afflusso di feriti.

  1. Piano ospedaliero di emergenza interna (P.E.I.). Generalità.

La necessità di una pianificazione dell'Emergenza Interna nasce dall'esigenza di ridurre le conseguenze di un incendio, sia riferite alle persone presenti (pazienti, operatori, visitatori), sia riferite alle strutture ed infrastrutture mediche e di servizio. Tale pianificazione trova ulteriore utilizzo anche in caso di scoppio, attentato o crollo o altri eventi. La predisposizione di tutta la catena di interventi da attuare all'interno dell'ospedale è di pertinenza del personale sanitario e tecnico, nonché delle squadre di soccorso esterne (Vigili del Fuoco). Essa deve consentire:

  1. la rapida comprensione della localizzazione e dell'entità dell'incendio,
  2. il rapido ed efficace attacco dell'incendio, comprese le operazioni direttamente collegate all'intervento (eliminazione pericoli presenti),
  3. la gestione dei pazienti interessati dall'incendio e la predisposizione dei luoghi di accoglienza degli evacuati (compatibilità assoluta con il Piano di Emergenza Interno per massiccio afflusso di feriti - P.E.I.M.A.F.),
  4. il coordinamento con i Vigili del Fuoco per l'estinzione totale dell'incendio e la messa in sicurezza delle aree coinvolte. Il Piano di Emergenza Interno sarà chiaramente diversificato in base alle caratteristiche strutturali di ogni ospedale, ma dovrà comunque rispondere ad alcuni requisiti di base:
  1. per la prima fase di attuazione dovrà essere formulato sulle strutture ed organici esistenti per essere operativo senza ritardi di attuazione,
  2. se l'evento dovesse coinvolgere più della metà del volume del complesso ospedaliero, potrebbe essere necessario provvedere all'evacuazione completa dei pazienti verso altri presidio,
  3. il piano deve essere operativo H24,
  4. dovrà essere adattabile a qualsiasi tipo di evento.

Procedure

  1. Segnalazione, comunicazione e unità di crisi La segnalazione dell'allarme sarà la prima delle azioni che verranno effettuate per gestire al meglio l'emergenza incendio. La comunicazione dell'"avvistamento" dell'incendio costituirà la seconda azione fondamentale. Lo stato di allarme, terza fase cronologica, prima fase organizzativa, dovrà essere tempestivamente comunicato alla Centrale "115" - Vigili del Fuoco e alla Centrale "118" –

Emersgenza sanitaria.

Il Piano dovrà essere assolutamente uniforme e dovrà prescindere dalla "singola persona". Per quanto riguarda i seguenti aspetti organizzativi:

  • individuazione aree per atterraggio elicotteri e vie di accesso per le ambulanze
  • area accettazione feriti e intossicati
  • definizione delle liste di personale da allertare
  • individuazione di personale sanitario per il triage (valutazione gravità dei pazienti coinvolti)
  • predisposizione di protocolli operativi - predisposizione di scorte di farmaci e attrezzature specifiche
  • predisposizione della modulistica semplificata si dovranno seguire le stesse procedure già previste per il Piano di Emergenza interno per massiccio afflusso di feriti (P.E.I.M.A.F.), che verrà a tutti gli effetti attivato.

Direzione sanitaria.

La D.S. dell'ospedale coinvolto in un incendio sarà la sola referente "legale" con le squadre di intervento esterne. Per "legale" s'intendono tutti gli atti che, formalmente, hanno rilevanza penale e civile (atti di Polizia Giudiziaria). Il compito della D.S. sarà di coordinare le azioni necessarie a ridurre le conseguenze dell'incendio. Dette azioni saranno "veicolate" tramite uno specifico organo denominato "unità di crisi", istituito in un "luogo sicuro" del Presidio. Per maggior sicurezza sarà opportuno prevedere due luoghi sicuri, in modo da avere sempre un'alternativa valida ed affidabile.

Unità di crisi.

Risulterà composta in linea di massima da: - Direttore Sanitario (che la presiede) - Ufficiale dei Vigili del Fuoco - Ufficiale della Polizia di Stato o Carabinieri - Responsabile Ufficio Tecnico dell'ospedale - Primario del Servizio Anestesia e Rianimazione - Coordinatore del D.E.A. - Dipartimento di Emergenza - Responsabile dei Servizi Amministrativi - Capo Servizi Infermieristici.

Nell'attesa dell'insediamento dell'Unità di Crisi, il Coordinamento delle operazioni di soccorso sanitario, all'interno dell'ospedale e la decisione di attivare o meno gli altri Piani di Emergenza Ospedaliera (PEIMAF - P.Evac.), spetteranno al Responsabile identificato, in fase di predisposizione dei Piani, dalla Direzione Sanitaria. L'A.S.L. 2 di Torino ha predisposto l'iter formativo di questa figura di riferimento, definita Hospital Disaster Manager (H.D.M.®).

L'H.D.M. è un medico o un infermiere esperto nel soccorso extraospedaliero, nelle procedure dei Piani di Emergenza interni ed è, pertanto, in grado di gestire tutte le problematiche legate all'evento che coinvolge l'ospedale.

  1. Segnalazione dell'incendio, (L'Unità di Crisi non si è ancora insediata). L'identificazione dell'area interessata dall'incendio avverrà in funzione delle caratteristiche strutturali ed impiantistiche del Presidio ospedaliero. Avvistamento esterno è il caso più frequente. La segnalazione potrà avvenire da persone estranee all'Ospedale, oppure dal personale ospedaliero che si troverà, in quel momento, all'esterno del complesso.
  2. Avvistamento interno. Potrà avvenire direttamente dal personale ospedaliero oppure da pazienti o visitatori. Segnalazione tramite rilevatori di fumo o incendio Avverrà automaticamente tramite cavi di segnale e verrà "comunicato" su un pannello sinottico installato presso un luogo sempre presidiato. Avvistamento termico Avverrà quando una persona verrà a contatto con superfici calde, quali muri, porte, ecc.

  3. Il primo soccorso antincendio. L'Unità di Crisi non si è ancora insediata Il personale del Reparto interessato dall'incendio metterà in atto tutte le azioni necessarie per ridurre le conseguenze dell'incendio. In particolare dovranno essere svolte tre tipi di azioni:

1. Allarme. La segnalazione consisterà nell'avvisare un luogo sicuramente presidiato, individuato dal Piano di Emergenza, in modo tale che il Piano vero e proprio possa prendere corpo.

2. Messa in sicurezza dei pazienti. La messa in sicurezza dei pazienti consisterà nell'allontanare il più possibile i pazienti dal locale interessato dall'incendio, concentrando quindi le persone coinvolte in zone non aggredibili, a breve, dall'evento.

3. Compartimentazione dell'incendio. La compartimentazione dell'incendio consisterà nel "sigillare" l'incendio in un minor numero di locali, evitando che i prodotti della combustione (fumo, calore) possano "invadere" la zona di degenza dei pazienti presenti nel Reparto. In questa prima fase, sia i pazienti, sia il personale sanitario non dovrebbero uscire dal Reparto, evitando di diffondere l'incendio nei Reparti attigui (effetto camino dell'incendio). L'apertura delle finestre per "dare aria" ai locali dovrà avvenire esclusivamente nelle zone più prossime all'area coinvolta dall'incendio, ma mai aprendo porte che comunicano con vani scala o ascensori. Quest'azione provocherebbe l'immediata inaccessibilità delle comunicazioni verticali. Quando tecnicamente possibile si potrà procedere all'estinzione dell'incendio utilizzando naspi (manichette) ed estintori. Allo stesso modo potranno essere usate coperte e lenzuola bagnate per creare una barriera alla trasmissione del calore. Un'altra ottima azione da intraprendere sarà quella di allontanare tutto il materiale combustibile che si trova tra l'incendio ed il rifugio temporaneo dei pazienti. Qualora non fosse possibile si potrà procedere, tramite naspi, idranti, o secchi a bagnare le pareti, i soffitti ed i pavimenti dell'area più vicina all'incendio. Nel frattempo, ricevuta la segnalazione di allarme, sarà stato reso operativo il Piano di Emergenza Interna (di seguito definito P.E.I.).

Le funzioni dell'Unità di Crisi

La prima cellula dell'Unità di Crisi sarà costituita dalla persona che riceve la segnalazione dell'incendio (ad esempio il Portinaio Telefonista). È importante che questa persona attivi altre tre azioni a cascata:

  • avvertire la Sala Operativa 115 - Vigili del Fuoco e la Centrale 118 - Emergenza Sanitaria,
  • avvertire la squadra di Primo Intervento (S.P.I.) che effettui un sopralluogo nel perimetro dell'area interessata dall'incendio e che possa "indirizzare" i Vigili del Fuoco verso le zone a rischio,
  • avvisare i componenti dell'Unità di Crisi ed attivare contestualmente il Piano di Emergenza Interno per massiccio afflusso di feriti (P.E.I.M.A.F.).

Locali dell'Ospedale da utilizzare per insediare l'Unità di Crisi.

In prima istanza i locali da utilizzare sono quelli dotati di linea telefonica esterna e fax. Occorre predisporre dei locali alternativi, con le stesse caratteristiche, nel caso che i primi siano indisponibili. Arrivati a questo punto si insedia, in modo completo, l'Unità di Crisi, che inizierà a coordinare tutte le forze disponibili. Se l'incendio rimarrà circoscritto ad un solo reparto, si provvederà all'evacuazione e sistemazione dei pazienti ricoverati in quel reparto. Tale decisione è demandata all'Ufficiale dei Vigili del Fuoco ed al Direttore Sanitario secondo le indicazioni tecniche che provengono dalle squadre di intervento. Se l'incendio minaccerà altri Reparti si procederà all'evacuazione di tutte le zone minacciate, dando piena attuazione prevista dal P.EVAC (Piano di Evacuazione) e dal PEIMAF. Al termine delle operazioni tecniche di soccorso e spegnimento si procederà al sopralluogo finale ed alla stesura delle iniziative mirate alla soluzione dei problemi gestionali del complesso ospedaliero (tempi di riattivazione dei Reparti coinvolti, agibilità strutturale ed impiantistica e scollegamenti delle parti danneggiate).

Composizione e Funzioni della Squadra di Primo Intervento (S.P.I.)

Per contenere, circoscrivere e supportare i Vigili del Fuoco si deve organizzare la Squadra composta da personale proveniente da vari reparti: Operatori tecnici, Medici, Infermieri, su base volontaria considerando la singola disponibilità a questo tipo di mansioni. L'ideale sarebbe di disporre di una o più persone addestrate in ogni turno di servizio, giorno e notte. L'addestramento, curato dai Vigili del Fuoco, verterà sui principi di autopr otezione e sulle tecniche di intervento in caso di incendio o crollo, nonché sulle procedure di allertamento e integrazione con le squadre dei Vigili. Le funzioni della Squadra S.P.I. sono essenzialmente le seguenti:

  • Prevenzione del rischio incendio.
  • Sensibilizzazione del personal dell'ospedale, relativa alla sicurezza
  • Pianificazione ed attuazione degli interventi
  • Aggiornamento periodico
  • Integrazione con i Vigili del Fuoco in caso di intervento

Modalità di allertamento della squadra S.P.I

L'operatore individuato dal Piano che riceve l'allarme dal reparto in cui si è verificato l'incendio, dopo aver attivato i Vigili del Fuoco allerterà il componente della Squadra S.P.I. in servizio, con modalità specifiche (ad es. con cercapersone o con telefoni cellulari dedicati). La possibilità di disporre, quotidianamente, dei turni di presenza di tutti i componenti della Squadra S.P.I. consentirà di allertare tutti i componenti della Squadra presenti quel giorno, anche se non dispongono di cercapersone.

Procedure di intervento della squadra S.P.I.

Il primo componente della Squadra S.P.I. allertato (definito Sierra uno), dovrà recarsi nei locali del D.E.A. e recuperare l'attrezzatura di protezione (autorespiratore, tuta, casco, guanti) e successivamente si porterà nel reparto indicato. Il secondo componente la Squadra (Sierra Due), valutata la situazione in accordo con Sierra Uno (tipologia, localizzazione esatta ed estensione dell'incendio) la comunicherà all'operatore, che la riferirà al più presto al Centralino 115 dei Vigili del Fuoco. Sierra Due successivamente si recherà ad uno degli ingressi dell'Ospedale, ad attendere la prima squadra dei V.V.F., riferirà loro la situazione e li guiderà nell'area interessata dall'incendio. È importante identificare e riferire telefonicamente ai V.V.F. l'ingresso dell'ospedale più vicino all'incendio, per evitare perdite di tempo. Se non è presente Sierra Due (ad esempio durante il turno di notte) l'unico componente la Squadra S.P.I., valuterà il tipo di evento e invierà all'ingresso designato (con funzioni di guida) un Infermiere del reparto o persona affidabile, ad esempio la Guardia Giurata in servizio, che avrà il compito di segnalare l'ulteriore evolversi della situazione al Portinaio.

  1. Piano ospedaliero di evacuazione (P.EVAC.) Premessa

L'evacuazione di un ospedale (pazienti, personale, visitatori) a causa di qualche evento improvviso, costituisce l'ultima fase dell'evoluzione negativa di una situazione di emergenza. Il ricorso all'evacuazione rappresenta il fallimento delle misure di prevenzione e di intervento, che nella precedente fase di allarme sono state attuate, e l'incontrollabilità dell'evento. Nello stesso tempo segna l'atto conclusivo di un processo di valutazione, che potrà avere un certo sviluppo o richiederà decisioni molto rapide a seconda che l'evento sia a lento tempo di evoluzione o improvviso. L'evacuazione di un ospedale, per la particolare tipologia di persone presenti, richiede un notevole impegno organizzativo da parte dei Responsabili.

 

 

 

 

Ma ogni sforzo per dare una risposta adeguata ed efficace all'evento è destinato a fallire in assenza di un Piano di emergenza che preventivamente e dettagliatamente indichi le azioni da compiere. Inoltre, in una struttura in cui è presente un'alta densità di persone, molte delle quali non autosufficienti e non deambulanti, è facile che si verifichino alterazioni nei comportamenti interpersonali che sfociano in situazioni di panico. Il panico In ogni situazione di pericolo reale o presunto si evidenzia uno stato di iperemotività, che se non controllato si trasforma in panico. Il panico, provocando alterazioni dei comportamenti e reazioni irrazionali, presenta manifestazioni che costituiscono di per sé elemento pericoloso e possono provocare rischi indotti ben più gravi dell'evento stesso:

  • istinto di coinvolgere gli altri nell'ansia generale, con invocazioni di aiuto, grida e atti disperati;
  • istinto alla fuga, in cui predomina l'autodifesa, anche violenta (comportamento asociale e antisociale);
  • paralisi totale o negazione dell'esistenza del pericolo (siderazione).

Lo stato di ansia, la paura, suscitati da una minaccia improvvisa di pericolo, perché non si trasformino in panico, richiedono una pronta reazione, una risposta preparata e non improvvisata. Scopo del piano di evacuazione Il Piano di Evacuazione costituisce il documento operativo che, evidenziando le situazioni di emergenza che possono verificarsi nell'ospedale:

  • individua l'organizzazione che deve essere posta in atto,
  • indica le azioni da compiere,
  • assegna i ruoli ed i rispettivi compiti per consentire l'evacuazione rapida e ordinata dei presenti nella struttura, rispettando le priorità.

L'utilità di un Piano di Evacuazione si basa sul presupposto che vengano individuati quegli accorgimenti sul piano psicologico e quei riferimenti tecnico-logistici indispensabili a contenere, nel grado più elevato, l'ansia dell'imprevisto e le reazioni provocate dal panico. Il Piano tende a ricondurre nella sfera della razionalità tali manifestazioni e, creando fiducia, induce ad un sufficiente autocontrollo per attuare comportamenti atti ad evitare confusione e sbandamento. In sintesi, il Piano riduce i rischi indotti creati dall'emergenza!

Elaborazione di un piano di evacuazione

Tenendo presente l'obiettivo che si vuol conseguire, il Piano di Evacuazione può essere espresso sinteticamente in un sistema che comprende tre sottosistemi integrati fra loro:

1. sottosistema delle vie di esodo o di evacuazione

  1. sottosistema delle soluzioni organizzative e delle procedure operative

3. sottosistema dell'attività informativa ed addestrativa.

  1. Sottosistema delle vie di esodo o di evacuazione

Nell'evacuazione dell'ospedale occorre considerare un doppio scenario:

  • l'evacuazione parziale (EVAC-UNO) ovvero il trasferimento dei degenti di uno o più reparti in una zona considerata sicura (zona sicura nello stesso piano o zone sicure in altri piani)
  • l'evacuazione totale (EVAC-DUE) ovvero l'esodo dei degenti e del personale dell'intero ospedale verso zone sicure all'esterno della struttura. L'evacuazione, inoltre, può essere orizzontale nel caso di un evento incidentale (quale un incendio) che determini l'evacuazione di personale e/o degenti da un compartimento ad un altro, considerato luogo sicuro, nell'ambito dello stesso piano del fabbricato; può essere verticale se il trasferimento delle persone avviene tra piani diversi dell'edificio. In ogni tipo di evacuazione le vie di esodo da percorrere saranno le stesse, ma diverse a seconda del luogo ove si è verificato l'evento:
  • se l'incendio è scoppiato in fondo ad un reparto di degenza occorre percorrere il corridoio fino all'uscita di emergenza, chiudendo tutte le porte attraversate nella fuga
  • se l'incendio non consente la fuga, occorrerà chiudersi nelle proprie camere e seguire le istruzioni impartite (sigillare la porta, bagnarla con acqua, segnalare la propria presenza e attendere i soccorsi)
  • nel caso occorra evacuare l'intero reparto, ogni degente seguirà le istruzioni impartite e, se non vi sono ordini diversi, abbandonerà la propria camera utilizzando le scale più vicine, raggiungendo quindi l'area sicura assegnata (chiesa dell'ospedale, altro reparto, area di attesa all'esterno).

2. sottosistema delle procedure operative

Il principio ispiratore su cui si basa il Piano di Evacuazione si può riassumere con la frase: "in caso di emergenza l'intera struttura deve essere messa in grado di reagire rapidamente e nel modo più uniforme possibile per fronteggiare il pericolo". Perché il Piano di emergenza sia efficiente occorre che:

  • sia attuabile per ogni tipo di evento che mette in pericolo l'ospedale, ed in ogni ora del giorno,
  • abbia sempre la stessa logica di funzionamento e sfrutti il più possibile le procedure del Piano per massiccio afflusso di feriti (P.E.I.M.A.F.) e del Piano di Emergenza interna (P.E.I.),
  • allerti e faccia intervenire solo ed esclusivamente gli addetti necessari in funzione del livello dell'emergenza (squadra di primo intervento antincendio, personale per evacuare i degenti),
  • individui chiaramente i compiti ed i livelli di responsabilità di ogni singolo operatore,
  • sia efficace in caso di falso allarme (incidente minimo) fino alla necessità di un'evacuazione totale (incidente massimo).

Definizione dei compiti.

È di fondamentale importanza per evitare che, nel momento dell'emergenza, ognuno si comporti secondo canoni propri, facendo cose già fatte da altri, tralasciando le molte altre azioni da fare.

  1. allarme: verrà inoltrato dall'Infermiere del reparto, che lo riceve dai pazienti o che nota una situazione di pericolo, direttamente all'operatore individuato dal Piano (ad es. Portineria - Centralino), componendo un numero telefonico concordato.
  2. Ordine di evacuazione: il responsabile di tale ordine è l'Ufficiale dei Vigili del Fuoco, tuttavia se l'evento è tale da mettere in pericolo i degenti ed il personale, tale ordine sarà diramato dal Medico della Direzione Sanitaria o in sua assenza da una figura identificata (ad es. componente Squadra Primo Intervento).
  3. Coordinamento: il coordinamento degli aspetti sanitari dell'evacuazione spetta al Medico della Direzione Sanitaria, o all'Anestesista più esperto (che già riveste la figura di Coordinatore dei soccorsi nel P.E.I.M.A.F. e nel P.E.I.).
  4. Contenimento dell'evento e/o spegnimento: questo compito, fondamentale per ridurre la possibilità di un'evacuazione totale è affidato al/ai componenti della Squadra di Primo Intervento (S.P.I.), allertata dall'operatore designato. Se non presente un componente della squadra, l'azione di contenimento è di competenza dell'Infermiere del reparto, supportato non appena possibile da un collega del D.E.A.
  5. Funzionamento impianti: il corretto funzionamento degli impianti tecnologici, anche in caso di emergenza, è affidato al servizio Tecnico ed il compito viene espletato dall'idraulico e dall'elettricista di turno.
  6. Trasporto degenti non deambulanti o non autosufficienti

F. 1. Chi ha l'incarico di evacuare i degenti?: Nelle ore più critiche (notte, festivi), in caso sia emanato l'ordine di evacuazione in un reparto, viene costituita una squadra di addetti per trasportare i degenti non deambulanti ed accompagnare gli altri. La squadra, definita S.E.P. (Squadra Evacuazione Pazienti), è composta prelevando un Infermiere per ogni reparto di degenza (cominciando da quelli dei reparti più lontani dall'evento) supportati da due Infermieri del D.E.A., dai Medici dei reparti non toccati dall'incendio e dalla Guardia Giurata in servizio.

F. 2. Chi ha la responsabilità della Squadra?: Il comando della S.E.P. spetta al Medico della Direzione sanitaria o all'Anestesista Anziano, coadiuvato dall'Infermiere più esperto (componente della Squadra di Primo Intervento) o con più anzianità di servizio.

F.2.1. Procedure generiche di intervento della S.E.P. Gli operatori che compongono la S.E.P., recuperano il materiale per l'evacuazione, se disponibile, (teli portaferiti e barelle campali) e lo trasportano nel reparto in cui si è verificato l'evento. In caso di evento gravemente evolutivo, in cui non è possibile recuperare il materiale anzidetto, occorrerà utilizzare materiale di fortuna per trasportare i pazienti allettati e cioè: lenzuola, coperte, sedie o quant'altro si renda utile per spostare i degenti in un'area sicura. In attesa dei Vigili del Fuoco, se occorre operare in sicurezza (locali invasi dal fumo o a rischio) solo il personale della Squadra di Primo Intervento è autorizzato ad intervenire, previo equipaggiamento con materiale di protezione (autorespiratori, maschere, tuta, stivali ).

F.3. Modalità di evacuazione:

F.3.1. Evacuazione rapida: L'evacuazione procederà utilizzando le uscite più vicine (senza usare gli ascensori), portando in salvo prima i degenti più vicini all'evento e poi gli altri, senza distinzione di gravità. F.3.2. Evacuazione controllata: Nel caso il tempo a disposizione sia sufficiente occorrerà valutare la gravità dei singoli pazienti, contrassegnarli con un colore (ROSSO = GRAVE - VERDE = NON GRAVE), utilizzando il materiale del P.E.I.M.A.F., presente nell'armadio del D.E.A.(mollette o fascette colorate, vecchie schede di Triage) e trasportare prima i pazienti più gravi e poi gli altri. La categorizzazione dei degenti è un compito del Medico del reparto, o in sua assenza dell'Infermiere con più anzianità di servizio. F.4. Luoghi Sicuri: Nel caso in cui venga diramato l'ordine di evacuazione vengono identificati dei luoghi in cui si può stazionare in sicurezza in attesa che gli operatori spengano l'incendio o che si attui la successiva evacuazione dell'edificio. Di norma è sufficiente trasportare i degenti:

  • nell'ala opposta del reparto stesso o
  • in un reparto situato almeno due piani sotto l'incendio, ma se l'evento è imponente e non controllabile, si renderà necessario evacuare i pazienti:
  • in locali distanti (chiesa dell'ospedale, ambulatori, aule della Scuola Infermieri) oppure,
  • in caso di evacuazione totale della struttura in un'Area Protetta di Attesa (A.P.A.), situata all'esterno dell'ospedale.
  1. Sottosistema dell'attività informativa ed addestrativa. In caso di pericolo, l'attività informativa degli utenti è di fondamentale importanza! Per evitare il panico collettivo, cioè la paura intensa avvertita da tutti a seguito di un evento improvviso, che si traduce in fuga disorganizzata, occorrono misure che permettano di controllare le reazioni individuali di paura, ovvero:
  • Informazioni concise e regolari (utilizzando anche megafoni o altoparlanti) ;
  • Aggregazione ed utilizzo di tutti gli elementi validi, indirizzati a compiti di assistenza (visitatori o degenti in grado di aiutare altri ricoverati);
  • Smentita categorica delle "false voci";
  • Dimostrazione delle presenza materiale di un "capo" o "leader" responsabile.
  1. Nelle aree comuni (corridoi, soggiorno), e in futuro in ogni stanza di degenza, devono essere installati cartelli dal titolo "Norme di comportamento in caso di emergenza". Lo scopo dei cartelli è quello di informare gli utenti, soprattutto quelli non in grado di muoversi autonomamente, che in caso di emergenza non saranno lasciati soli, ma che la struttura reagirà in tempi brevi e con cognizione di causa;
  • l'informazione consente di tenere basso il rischio di panico.

b. Occorre prevedere che, in caso di emergenza nelle ore più critiche, il personale non sarà sempre in numero sufficiente per assolvere tutti i compiti. Pertanto occorrerà utilizzare in modo proficuo l'aiuto che possono dare i degenti autosufficienti. Questo ha due scopi:

1. evitare che un degente valido si senta inutilizzato (coscienza civile), e che abbia il tempo di pensare al pericolo (coscienza del pericolo)

2. utilizzare le capacità di ogni singolo degente valido (capacità di tranquillizzare gli altri, possibile aiuto nelle operazioni di evacuazione, supporto alle operazioni non faticose come il recuperare le cartelle cliniche, ecc.). Naturalmente il personale del reparto, conoscendo la patologia del degente, potrà valutare le reali possibilità di aiuto che quel paziente può dare.

Questo sottosistema considera anche un altro fondamentale punto e cioè quello dell'attività addestrativa. Lo scopo di tale attività è quello di:

  • verificare periodicamente la funzionalità del Piano per correggerne gli errori o le disfunzioni.
  • mantenere il personale addestrato, ricordandone i compiti specifici.
  • sensibilizzare il personale dell'ospedale sulle problematiche della sicurezza.

Conclusioni

Dall'enunciazione sommaria delle Linee Guida dei due Piani si evince che la fattibilità delle procedure risulta facilmente applicabile a tutti i nosocomi, tenendo conto delle peculiari caratteristiche degli stessi, sia in senso strutturale che organizzativo. Questo articolo ricalca, nelle sue linee generali, quanto espresso nella relazione "Compiti della struttura ospedaliera nell'emergenza" inserita negli atti del Convegno CFTS 9 tenutosi a Signa (Firenze) nel Settembre 1998.

Bibliografia

1. "Manuale di Protezione Civile" edito da PIEMME - Dicembre 1994.

2. "Piano di Emergenza di un ospedale zonale in caso di catastrofe. Proposta di organizzazione dei Servizi Sanitari" di Morra A. e coll. Minerva Anestesiologica Vol. 52 n. 8 - 9 pag. 297 - 303 - Ago - Sett. 1986.

3. "Piano di Emergenza Interno per massiccio afflusso di feriti" Atti del 7° Convegno Nazionale sull'Emergenza Sanitaria Organizzato dalla S.I.A.A.R.T.I. - Firenze 11 - 13 Dicembre 1991.

4. "Il comportamento della struttura ospedaliera nelle emergenze" della Collana Protezione Civile e Ambiente di Morra A.- Sala C.- Romeo C. Edito da: Presidenza della Giunta della Regione Piemonte - Gennaio 1995.

5. "Piani di Emergenza dell'Ospedale Martini di Torino" Atti del 7° Corso di Formazione sul Trasporto Sanitario di Morra A. - Odetto L. Signa (Firenze) 17 - 19 Maggio 1996.

6. "Disaster within Hospitals" di Aghababian R e coll. Disaster Management 1993.

7. "Disaster planning and response" di Waeckerle J.N.E.J.M. 1991, 324; 815-821.

8. "L'incendio in ospedale" della Collana Protezione Civile e Ambiente di Morra A. - Odetto L. - Merlo A. - Bozza C. Edito da: Presidenza della Giunta della Regione Piemonte - Dicembre 1997.

9. "Evaluation de la capacité d'engagement des services medicaux" di J. De Boer Bollettino International Society of Disaster Medicine - n. 48 - Gennaio 1992.

10. Proposta di accreditamento della figura dell'Hospital Disaster Manager - Dipartimento della Protezione Civile - Roma 1998.

Morra Antonio et al

Tratto da: Nursing Oggi, n. 4, 1998, pp. 44-50



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