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Forum di NursesArea.it L'area di discussione dedicata agli infermieri. Moderatrice Giuliana Centini
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ALE-IGL
Registrato: 25/10/02 22:17 Messaggi: 1358 Residenza: Sardegna
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Inviato: Mer Feb 06, 2008 4:09 pm Oggetto: NOTIZIE STORICHE SOCIO-CULTURALI DELLE NOSTRE REGIONI |
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Lo scopo di questo argomento, è quello di favorire lo scambio di conoscenze in NursesArea non solo in campo sanitario : ciò è possibile in quanto tramite gli infermieri, sono rappresentate tutte le Regioni italiane; l’enorme patrimonio storico, socio culturale di ogni singola Regione, può essere quindi motivo di discussione / scambio di informazioni quali la storia, la lingua / dialetti, la cucina,
o comunque tutto ciò che ciascuno ritenga opportuno mettere a disposizione degli altri, sulla propria realtà regionale. _________________ ALE...*** sa oghe de su entu e de su mare *** |
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Aurorachiara

Registrato: 22/10/02 10:02 Messaggi: 10697
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Inviato: Mer Feb 06, 2008 4:17 pm Oggetto: |
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Mah... io per ora metto a disposizione questo patrimonio regionale, storico e culturale:
Magari, ripasso più tardi per la pizza, il mandolino, D'Alessio e i babbà .....
 _________________ "Il tuo Cristo è ebreo. La tua democrazia greca. Il tuo caffè brasiliano. La tua vacanza turca. I tuoi numeri arabi. Il tuo alfabeto latino.
Solo il tuo vicino è straniero."
(1994, manifesto sui muri di Berlino) |
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LORELEI

Registrato: 20/03/05 10:31 Messaggi: 2869 Residenza: Genova city
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LORELEI

Registrato: 20/03/05 10:31 Messaggi: 2869 Residenza: Genova city
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Inviato: Mer Feb 06, 2008 5:35 pm Oggetto: |
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PACIUGO E PACIUGA
(testo di Sara Zunino)
Paciugo e Paciuga
i chiamavano Paciugo e Paciuga ed erano una coppia di sposini del XI secolo che vivevano nel quartiere di Prè.
Lui era marinaio e così spesso si imbarcava e rimaneva lontano da Genova anche per diversi mesi, mentre lei lo attendeva pazientemente prendendosi cura della loro semplice ma graziosa casetta.
Capitò un giorno che, durante uno dei viaggi, Paciugo fu catturato dai saraceni e richiuso in una delle loro prigioni.
Il tempo trascorreva e non ricevendo più notizie Paciuga non potè far altro che pregare.
Ogni sabato andava a piedi fino al Santuario della Vergine Incoronata e anche se ormai tutti lo credevano morto lei non perdeva la speranza.
Trascorsero oltre 12 anni e finalmente Paciugo riuscì a fuggire per tornare a Genova e arrivò proprio di sabato.
Quando fu a casa e non trovò la sua Paciuga ad attenderlo, senza farsi riconoscere, chiese ad una vicina dove poteva trovarla.
La donna, che da sempre aveva invidiato il loro amore, disse che lo sapevano tutti che Paciuga ogni sabato andava a Coronata per pregare la Vergine che le riportasse il marito ma in realtà si incontrava con un altro uomo.
Paciugo fu preso da una tremenda gelosia e si incamminò verso Coronata senza esitare.
Lungo la strada la incontrò, lei lo riconobbe immediatamente e iniziò a baciarlo e abbracciarlo continuando a ringraziare la Vergine che aveva esaudito le sue preghiere e così propose di tornare il giorno dopo al santuario per ringraziarla. Paciugo accettò.
Il giorno dopo presero una barca a remi e quando furono al largo Paciugo chiese a Paciuga del suo tradimento.
Lei rimase allibita non poteva credere alle domande che le venivano fatte e lui interpretò quel silenzio come un'ammissione di colpa. Così l'accoltellò e poi legatole un sasso al collo la gettò in mare.
Allo scomparire della sua amata nelle onde, fu preso da un'incontenibile senso di colpa e arrivato a terra corse fino al santuario di Coronata perchè voleva pregare la Vergine che fino a quel momento l'aveva protetto.
Appena entrò in chiesa vide inginocchiata davanti all'altare la sua Paciuga che si voltò e gli andò in contro con tutto il suo amore. La Vergine aveva dato loro un'altra possibilità, l'aveva salvata perchè sapeva che era innocente e che meritava di vivere quel loro grande amore. _________________ cogli l'attimo prima che l'attimo colga te
http://it.youtube.com/watch?v=aVW0SPO5joY&feature=related |
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LORELEI

Registrato: 20/03/05 10:31 Messaggi: 2869 Residenza: Genova city
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Inviato: Mer Feb 06, 2008 5:39 pm Oggetto: |
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TRIORA: IL PROCESSO ALLE STREGHE
di Devon Scott
Alla fine dell'estate del 1587 la zona di Triora, nell'entroterra di Imperia, conosciuta come "granaio della Repubblica" per l'abbondanza delle messi, era ridotta in miseria per una siccità che durava da tre anni. Durante una riunione del Parlamento popolare, tra gli animi surriscaldati, qualcuno buttò lì una frase:
"La colpa è delle streghe!"
Si sapeva che le malefiche donne erano solite, da tempo immemorabile, riunirsi per il Sabba alla Cabotina o alle fonti, dove se ne potevano riconoscere le tracce. Chi più delle streghe poteva aver interesse a distruggere Triora?
Il Parlamento ci mise pochi minuti a prendere la decisione: vennero stanziati ben 500 scudi per scovare tutte le rappresentanti della diabolica setta. La retata cominciò.
Le donne un po' strane, le solitarie, le amanti del vivere appartato, quelle esperte di erbe ed unguenti, furono tutte giudicate potenziali streghe. Ne vennero imprigionate venti ed il podestà Stefano Carrega chiese al governatore di Genova ed al vescovo di Albenga, sotto la cui autorità era Triora, di mandare inquisitori per giudicare le prigioniere.
I tempi erano grami; lo spirito della Controriforma si accaniva contro eretici e stregoni, intenzionati a minare i pilastri della Chiesa. Meno di vent'anni prima il calvinista Bartolomeo Bartoccio aveva predicato nella zona la sua dottrina ed era stato ascoltato e seguito, prima di venire arrestato e bruciato.
Subito arrivarono a Triora il vicario del governatore e quello mandato dal Vescovo, Girolamo del Pozzo; uomo di grande abilità oratoria, egli tenne un pubblico sermone per elencare le malefatte delle streghe: mangiatrici di bambini, succhiatrici di sangue, scatenatrici di rovinose tempeste, causa di carestie, moria di bestiame, infertilità delle donne e delle campagne. Egli fece requisire alcune case nella parte alta di Triora, che avevano finestre dotate di inferriate, per poterle adibire a sale per interrogatori e prigioni.
L'uso delle peggiori torture fece uscire dalla bocca delle pretese streghe confessioni di atti orrendi e nomi, una trentina, di donne di ogni ceto sociale, comprese le ricche mogli dei notabili del paese. Alcune delle nuove accusate, sottoposte a tortura, fecero altri nomi. Una delle donne incarcerate, molto anziana e malata, morì in conseguenza delle torture; un'altra, minacciata di venire sottoposta a tortura, prima che venissero a prenderla tentò di fuggire dalla finestra con un cordone rudimentale, fatto con una coperta e con i propri vestiti. La corda si ruppe, la donna precipitò e morì.
Constatato che la lista elencava ormai duecento donne, tra cui molte esponenti dell'aristocrazia locale, il Consiglio degli Anziani si trovò in grave imbarazzo e cominciò a pensare che presto sarebbe stata coinvolta tutta la popolazione. Per riparare al danno il Consiglio espose, in una lettera ufficiale al Doge di Genova, un aspro rimprovero all'operato del vicario del Vescovo.
Il Doge incaricò il governatore di investigare; il governatore, pensando che fosse un problema ecclesiastico, girò la patata bollente al vescovo di Albenga, che a sua volta chiese spiegazioni al suo vicario. Del Pozzo si scagionò con una lettera che, vista con occhi moderni, potremmo definire grottesca.
Ribadendo di aver agito per amore della giustizia e della legalità, egli affermò che la donna morta dopo le torture era stata trattata senza riguardi perché era parsa assai robusta e comunque era rea confessa di adorazione per il diavolo; che quella precipitata aveva tentato di fuggire su istigazione di Satana; che i tratti di corda non erano stati poi così tanti, perché... la stanza delle torture era troppo piccola per fare davvero un buon lavoro; che non era vero che il fuoco aveva bruciato completamente i piedi delle donne torturate, erano riuscite a tornare in cella con le loro forze; e in fondo le streghe inquisite erano solo tredici donne, quattro ragazzine ed un bambino di undici anni, poca cosa per dire che il vicario aveva esagerato. La lettera concludeva dicendo che non c'erano in vista altri processi a nuove streghe per mancanza di indizi. Il Consiglio degli Anziani, appreso che in prigione sarebbero rimaste solo le popolane e che le nobili dame sarebbero state scarcerate, si ritenne soddisfatto.
Il popolo, dunque, aspettava una bella esecuzione di massa, come si conveniva nel caso di streghe condannate. Ma gli inquisitori, non sapendo che pesci pigliare, in dubbio se fosse o no conveniente preparare la legna per il rogo, rimasero senza fare niente. Dopo un'altra lamentela, il capo dell'Inquisizione genovese in persona arrivò a Triora per sbloccare la situazione; interrogate le accusate, ottenne tredici disperate dichiarazioni di innocenza. L'unica ammissione di colpa fu fatta da una delle quattro ragazzine che, insieme al bambino, erano segregate in una casa e sorvegliate da guardie per impedire che si parlassero. La furba dodicenne abiurò pubblicamente e solennemente, rinnegando la sua passata adorazione per il Demonio, e fu liberata. Tutte le altre restarono dove erano.
L'inquisitore tornò a Genova senza concludere niente.
Passate altre settimane senza novità, il governatore, esasperato, spedì a Triora un commissario civile, Giulio Scribani. Questi procedette a serrati interrogatori, poi fece portare a Genova le tredici donne ed un uomo, accusato di essere uno stregone, perché fossero giustiziate. Deciso a sterminare l'intera razza delle streghe, egli percorse tutto il territorio intorno a Triora, che sottostava alla stessa Podesteria: stanò seguaci di Satana ad Andagna, Montalto ed altri paesini. Organizzato il processo in tempi rapidissimi, entro l'agosto del 1588 furono tutte riconosciute colpevoli e condannate a morte. Di quelle morte sotto tortura egli disse che il diavolo le aveva strangolate
Uno degli auditori (i funzionari della Repubblica di Genova che per legge dovevano essere presenti al processo) tentò di obiettare che occorreva, prima di emettere sentenze, trovare i cadaveri delle persone della cui morte le streghe si erano auto–accusate. Ma il governo era stanco di tutta la faccenda ed aveva fretta di concluderla. Tutte le condanne vennero approvate, i dubbi tacitati.
Poiché i buoni popolani di Triora erano rimasti assai delusi, essendo stati privati del piacevole spettacolo del rogo delle loro tredici streghe indigene, si pensò (quale squisita sensibilità!) di offrire loro un contentino, bruciando sulla pubblica piazza le quattro streghe di Andagna. Ma a questo punto intervenne il Padre Inquisitore di Genova, seccatissimo per essere stato scavalcato da un funzionario civile, e pretese la consegna delle quattro streghe di Andagna e dell'unica strega di Castelfranco, detenuta con le altre a Triora. Le cinque donne furono trasferite a Genova nelle carceri dell'Inquisizione, a far compagnia alle tredici di Triora, da mesi in paziente attesa del rogo. Il solerte Scribani si vide affibbiare, per le sue ingerenze negli affari ecclesiastici, una scomunica, che gli venne poi revocata dopo la sua ammissione di pentimento.
Gli incartamenti finirono alla sede del Santo Uffizio, a Roma, dove nessuno si prese la briga di esaminarli. Nel frattempo, cinque detenute morirono di stenti in carcere, aggiungendosi alle nove che non erano sopravvissute alle torture, nell'intera Podesteria di Triora. Solo nell'agosto 1589 il cardinale di Santa Severina annunciò che la questione stava per risolversi e che i processi avrebbero avuto una revisione. La formula usata, cioè "con aver cura di conservare la vita dei sudditi" ci dice che nessuna sentenza fu eseguita.
Ma allora dove sono finite le Bàgiue, le streghe di Triora? Nessuno lo sa. I roghi promessi non ci furono, nessuno rivide più le condannate incarcerate a Roma.
Però... si potrebbe forse azzardare un'ipotesi suggestiva.
In un paesino dell'entroterra di Genova, san Martino di Struppa, nei primi anni del Seicento apparvero alcuni cognomi nei libri parrocchiali: Bazoro, Bazora, Baggiura, Bazzurro, e tutti richiamano la forma dialettale triorese per strega, bàgiua o basora. Si dice che il villaggio abbia avuto un'origine avvolta nel mistero, che le più anziane donne ricordino ancora oggi antiche formule di magia per risanare i malati.
Magari non è vero, ma perché non pensare che le streghe di Triora abbiano iniziato una nuova vita a San Martino?
Devon Scott _________________ cogli l'attimo prima che l'attimo colga te
http://it.youtube.com/watch?v=aVW0SPO5joY&feature=related |
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folina

Registrato: 24/07/07 13:06 Messaggi: 1198 Residenza: veneto
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Inviato: Mer Feb 06, 2008 10:36 pm Oggetto: |
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La Prima Donna Laureata al Mondo
Sembra proprio che la prima donna laureata al mondo fosse una veneziana.
Elena Cornaro nasce nel 1646 in una nobile e antica famiglia veneta, da cui già erano usciti Dogi e Cardinali. Fin dall'infanzia dimostra doti di grande intelligenza e sensibilità: il padre, stimato Procuratore di San Marco, le affianca i migliori insegnanti disponibili. Oltre a greco e latino, studia scienze naturali, geografia, astronomia matematica e varie lingue fra cui ebreo, spagnolo francese e arabo, meritandosi l'appellativo di Oraculum Septilingue.
Raggiunge una profonda conoscenza della matematica sotto la guida del maestro Rinaldini.
Studia per soddisfare il proprio desiderio di conoscenza, ma volendo assecondare il padre accetta di essere presentata al Collegio dell'Università di Padova per ottenere la laurea in Teologia.
Questo proposito incontra l'opposizione di alti prelati che non ritengono un tale titolo adatto a una donna, ma le viene concesso di presentarsi invece per la laurea in Filosofia.
Nel 1678, esaminata a Padova di fronte a moltissimi spettatori, ottiene il dottorato in filosofia, prima donna laureata nel mondo.
Negli ultimi anni della sua pur breve vita si dedica all'assistenza dei bisognosi vestendo l'abito delle Oblate Benedettine, senza tuttavia prendere i voti.
Morì a Padova nel 1684 e vi fu sepolta nella chiesa di Santa Giustina.
Una statua la ricorda nell'Università di Padova, una vetrata nell'Università di Vassar negli Stati Uniti e una lapide sulla casa natia (oggi sede del Municipio) a Venezia. |
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folina

Registrato: 24/07/07 13:06 Messaggi: 1198 Residenza: veneto
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Inviato: Mer Feb 06, 2008 10:41 pm Oggetto: |
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L'Università di Padova è decorata della Medaglia d'Oro al Valor militare per il suo contributo alla Resistenza..
Il 9 novembre 1943, in occasione dell'apertura dell'Anno Accademico, Concetto Marchesi, insigne latinista allora rettore dell'Ateneo, lanciò agli studenti di Padova un appello a prendere le armi contro il fascismo e contro l'oppressione nazista. Un gesto senza precedenti, che ebbe enorme risonanza in tutte le Università dell'Italia occupata.
"Una generazione di uomini, disse Marchesi, ha distrutto la vostra giovinezza e la vostra Patria; vi ha gettato tra cumuli di rovine; voi dovete tra quelle rovine portare la luce di una fede, l'impeto dell'azione e ricomporre la giovinezza e la Patria. Traditi dalla frode, dalla violenza, dall'ignavia, dalla servilità criminosa, voi, insieme con la gioventù operaia e contadina, dovete rifare la storia dell'Italia e costituire il popolo italiano. (...)
Studenti, mi allontano da voi con la speranza di ritornare a voi, maestro e compagno, dopo la fraternità di una lotta insieme combattuta. Per la fede che vi illumina, per lo sdegno che vi accende, non lasciate che l'oppressore disponga ancora della vostra vita, fate risorgere i vostri battaglioni, liberate l'Italia dalla ignominia, aggiungete al labaro della vostra Università la gloria di una nuova più grande decorazione in questa battaglia suprema per la giustizia e per la pace nel mondo".
L'auspicio di Concetto Marchesi divenne realtà: moltissimi studenti padovani accolsero il suo appello, e il 12 novembre del '45, a due anni da quello storico discorso, il gonfalone dell'Ateneo fu decorato con la Medaglia d'Oro al V.M. |
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folina

Registrato: 24/07/07 13:06 Messaggi: 1198 Residenza: veneto
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Inviato: Mer Feb 06, 2008 10:52 pm Oggetto: e dopo tanta cultura....lo spritz! |
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COS'E' LO SPRITZ ???
Lo spritz è un aperitivo amatissimo nel nordest, terra in cui affonda le sue radici da più di cento anni, avendo trovato le sue roccaforti in città come Venezia, Padova, Trieste e Treviso.
Si tratta di un composto corroborante a base di alcool, dalla funzione sociale aggregativa. Spritz e' il nome "scientifico", ma viene comunemente denominato Spriss o Spriz o, spesso, Sprisseto: il che dimostra l'amore della popolazione verso il Nostro, giunta a coniarne anche il vezzegiativo.La sua ricetta è avvolta da un'aura di mistero...o forse non è mai esistita!! Di certo è composto da vino bianco e acqua (o selz), ma per il resto ci si affida alla creatività del barista che lo prepara...o alla propria! Nella maggior parte dei casi le aggiunte alla "base" descritta sono quelle di quantità (...più o meno ingenti...) di Aperol, Cynar o Gin.
Ricette ? Come anticipato, la composizione del "Vero Spritz" e' custodita gelosamente da ogni Oste ed ognuno ne ha una propria tramandata spesso da padre in figlio; non troverete mai uno Spritz uguale a un altro. Comunque la preparazione deve rispettare alcune regole perche' la bevanda possa chiamarsi Spritz:
40% di vino bianco 30% di acqua minerale gasata, meglio se gasatissima, evitare la gazosa il restante 30% va preparato con una miscela di liquori il cui spettro varia dal Gin alla Crema Marsala senza disdegnare nessun tipo di alcoolico prodotto sul pianeta, purche' alla fine rientri come cromatismo in un qualsivoglia "rosso".
La gradazione finale e' anch'essa variabile tra i 12 e i 45 gradi, la media si attesta attorno ai 15.
Dunque lo Spritz non ha una ricetta unica, ma varia a seconda della zona geografica, a seconda del "baretto", o più semplicemente in base al gusto individuale.
Lo Spritz a Padova
per moltissimi universitari di Padova... (e questo vale tanto per gli "indigeni" quanto per i "foresti" ), Lo Spritz non è più un semplice aperitivo, bensì un RITUALE , un'occasione di incontro che si perpetua ormai da anni con immutata regolarità e partecipazione negli ampi spazi di Piazza delle Erbe e delle zone limitrofe.
LA STORIA dello Spritz
Secondo le teorie preponderanti lo Spritz nacque durante il periodo della dominazione Asburgica (per alcuni il suo nome deriverebbe dal verbo tedesco "spritzen", che significa "spruzzare"...secondo altri l'etimologia è legata al nome di un vino austriaco della regione occidentale del Wachau). I soldati austriaci, abituatisi ben presto all'uso locale di bere vino in osteria, non si trovavano però a loro agio con la grande varietà di vini veneti, dalla gradazione troppo elevata rispetto al tenore alcolico cui erano avvezzi. Pertanto essi ordinavano bicchieri di vino misto ad acqua per allungarlo: questo è lo spritz "liscio" così come lo si serve ancora oggi a Trieste, Udine...
Solo con il passare degli anni l'aperitivo è "cresciuto" con l'infinita varietà di possibili aggiunte...come ad esempio il Selz (nome legato ancora una volta ad una città della Prussia famosa per le sorgenti d'acqua gassata), liquori più o meno forti (Bitter, Select...) e una buccia di limone, a seconda dei gusti immersa o semplicemente strizzata nel bicchiere.
Bisogna riportare che secondo altre "scuole di pensiero" (non sta a noi giudicare se si tratti di puro campanilismo oppure di informazioni fondate) lo Spritz sarebbe invece un'istituzione, tipicamente veneta, affondante le sue radici nella storia piu' antica di questa regione: già conosciuto nel medioevo, si avrebbero tracce dello Spritz anche in epoca romana e paleoveneta ...e si narra addirittura che ne venne introdotto l'uso da Noè!
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ALE-IGL
Registrato: 25/10/02 22:17 Messaggi: 1358 Residenza: Sardegna
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Inviato: Gio Feb 07, 2008 9:50 am Oggetto: |
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| Aurorachiara ha scritto: | Mah... io per ora metto a disposizione questo patrimonio regionale, storico e culturale:
Magari, ripasso più tardi per la pizza, il mandolino, D'Alessio e i babbà .....
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.....sei matta...praticamente irrecuperabile...  _________________ ALE...*** sa oghe de su entu e de su mare *** |
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ALE-IGL
Registrato: 25/10/02 22:17 Messaggi: 1358 Residenza: Sardegna
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Inviato: Gio Feb 07, 2008 10:00 am Oggetto: |
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| LORELEI ha scritto: | Ale non so di preciso cosa avevi in mente comunque su wikipedia c'è tutto ciò che hai chiesto di ogni regione
ecco la Liguria
http://it.wikipedia.org/wiki/Liguria
oppure sono notizie stravaganti o particolari quelle che cerchi? |
Ciao bella !!!!
Ognuno può scrivere ciò che vuole della propria regione : nn è che sto cercando qualcosa di particolare ( nn devo fare la ricerca a scuola... ), è soltanto un modo per saperne di più : l'Italia è bella dal nord al sud ( a parte quello che ha postato Aurora ) e chissà quante cose nn sappiamo...le tradizioni regionali si stanno perdendo ed è un peccato : cerchiamo di riscoprirle anche tramite il forum... _________________ ALE...*** sa oghe de su entu e de su mare *** |
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lele.libero

Registrato: 28/02/06 21:32 Messaggi: 5095 Residenza: Sestri Levante
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Inviato: Gio Feb 07, 2008 12:10 pm Oggetto: |
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continuate,mi piace.  _________________ "QUI NON SI PARLA DI POLITICA!"
cartello affisso nelle mense aziendali e in alcuni locali pubblici durante il ventennio fascista |
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LORELEI

Registrato: 20/03/05 10:31 Messaggi: 2869 Residenza: Genova city
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Inviato: Gio Feb 07, 2008 3:31 pm Oggetto: |
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I Fantasmi di Genova
Si dice che la notte del 24 giugno, festa patronale di S. Giovanni Battista, nella navata centrale della cattedrale di S. Lorenzo si riuniscano gli spiriti di tutte le maestranze che, più di mille anni fa, hanno contribuito a costruire la chiesa, dagli architetti fino agli scalpellini. Sostano per un po' lì, poi salgono fin sulla cupola in processione, osservano la città per un po', poi tornano giù e spariscono.
Entriamo nei vicoli da Via Luccoli, è una lunga via in discesa che porta quasi al mare, in cima, dove ora c'è una piazza, in tempi molto remoti c'era un boschetto da cui il nome Luccoli (da "lucus", bosco sacro). Si pensa che in quel bosco venissero praticati sacrifici umani. Ad alcune persone di cattivo umore che percorrevano la via è apparso davanti un bambino seminudo che, senza dire nulla, s'è limitato a sorridere per poi svanire nel nulla. Dietro di sè lascia una sensazione improvvisa di benessere e di sollievo. La spiegazione parapsicologica che è stata data è che forse si tratta dello spirito di un bimbo sacrificato nell'antico bosco.
Nel cuore della città vecchia c'è poi la chiesa di San Donato, dall'insolito campanile ottagonale. La chiesa è molto antica e, preferibilmente in autunno, compare lo spettro di un uomo che si appoggia ad una colonna all'interno oppure nello stipite del portone all'esterno e guarda le persone torvo. Si pensa sia lo spirito di un nobile che nel XVII secolo prese parte ad una congiura in cui rimase ucciso.
Nella chiesa di San Cosma, invece, nelle notti senza luna ci si può imbattere in figure indistinte incappucciate, presumibilmente le anime degli appartenenti alle antiche congregazioni di città.
Molto più piacevoli sono gli spettri della Villa Saluzzo Bombrini, costruita alla fine del XVI secolo. Sembra che al crepuscolo si possano udire bisbigli di donne e uomini che si scambiano segreti.
Tuttavia, lo spettro più famoso della città e quello della vecchietta di Vico Librai. In molti l'hanno vista, anche persone al di sopra di ogni sospetto in fatto di scetticismo. Pare comparire solo tra Natale e Capodanno negli anni particolarmente freddi; è vestita come una genovese di una volta, con una lunga gonna nera e un fazzoletto in testa e chiede a tutti, in genovese, dov'e' casa sua, Vico Librai. Il vico in questione è stato abbattuto insieme alle case circostanti intorno alla fine degli anni 60 per far posto ad un nuovo complesso di palazzi... a detta di tutti, è stato uno scempio.
La vecchina ha fatto la sua comparsa anche in un bar, in una serata nevosa e ha chiesto da bere, il barista ha voluto darle un bicchiere di latte che lei non ha bevuto ma ha voluto pagare con alcune monete. Tempo che il barista si girasse e si rendesse conto che lei aveva lasciato il borsellino che la vecchina era scomparsa e fuori, sulla neve fresca, non c'erano impronte.
Il borsellino conteneva alcune monete del Regno d'Italia, un bel rosario e delle immaginette che ad una verifica, si sono rivelate tutte cose autentiche ottocentesche che nessuno avrebbe lasciato in un bar per scherzo. _________________ cogli l'attimo prima che l'attimo colga te
http://it.youtube.com/watch?v=aVW0SPO5joY&feature=related |
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LORELEI

Registrato: 20/03/05 10:31 Messaggi: 2869 Residenza: Genova city
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Inviato: Gio Feb 07, 2008 3:33 pm Oggetto: |
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Il Duomo di Genova è ricco di oggetti di grande valore e mistero, tra cui appunto "Il Sacro Catino" e il "vassoio di San Giovanni". Il primo, è una ciotola esagonale di vetro, portata a Genova dai crociati. Secondo la tradizione, dovrebbe essere il Sacro Graal, la coppa che raccolse il sangue di Cristo sulla croce. Essa potrebbe esserlo veramente, visto che risale proprio al I secolo d.C., cioè al periodo in cui Gesù fu crocifisso.
Nello stesso, è conservata un'altra opera interessante. Un piatto di vetro molto antico il quale, secondo la tradizione, sarebbe quello usato per portare la testa decapitata di Giovanni Battista. Anch'esso risale al periodo di Gesù per cui, anche in questo caso, la leggenda potrebbe rivelarsi realtà. Gli studiosi ci stanno ancora lavorando sopra... _________________ cogli l'attimo prima che l'attimo colga te
http://it.youtube.com/watch?v=aVW0SPO5joY&feature=related |
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LORELEI

Registrato: 20/03/05 10:31 Messaggi: 2869 Residenza: Genova city
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Inviato: Gio Feb 07, 2008 3:37 pm Oggetto: |
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Gli irriducibili avversari di Eracle
Fra i popoli dell'antichità, quello dei Liguri è uno dei più misteriosi. Dotati di straordinaria forza fisica, selvaggi e primitivi, avrebbero messo in difficoltà lo stesso Eracle. Si dice infatti che i due fratelli Albione e Ligure, re dei Liguri e figli di Poseidone (quindi, per i Greci, incarnazione di potenze telluriche), avessero rubato i buoi del semidio, il quale li inseguì fino alle foci del Rodano (per gli antichi la Liguria comprendeva, oltre a tutta l'Italia settentrionale, la Provenza e la Catalogna). Ma qui Eracle incontrò una tenace resistenza, perse le armi e stava per essere sopraffatto, sennonché suo padre Zeus gli venne in aiuto e fece cadere dal cielo una pioggia di massi, che decimò quegli irriducibili avversari. _________________ cogli l'attimo prima che l'attimo colga te
http://it.youtube.com/watch?v=aVW0SPO5joY&feature=related |
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LORELEI

Registrato: 20/03/05 10:31 Messaggi: 2869 Residenza: Genova city
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Inviato: Gio Feb 07, 2008 3:46 pm Oggetto: |
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Il prodigio della focaccia
Nella piccola frazione di Chiappeto, a Meco di Davagna, si racconta che il 13 maggio 1967 sia stata una data memorabile.
Una commerciante del posto, infatti, nel giorno della festa della Madonna di Fatima, nel tempo in cui seguiva alla televisione la commemorazione dell'apparizione della Vergine ai tre pastorelli, dimenticò una focaccia nel forno il tempo sufficiente per farla carbonizzare. Ma questa anziché bruciare fu ritrovata perfettamente cotta e con in più sovraimpressa una inequivocabile "M".
La focaccia prodigiosa è tuttora conservata nella cappellina di Chiappeto, costruita in seguito all'evento ed intitolata a N.S. di Fatima
Marco Carbone _________________ cogli l'attimo prima che l'attimo colga te
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