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Forum di NursesArea.it L'area di discussione dedicata agli infermieri. Moderatrice Giuliana Centini
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Rudy

Registrato: 28/04/04 12:59 Messaggi: 1086 Residenza: Insubria
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Inviato: Mar Gen 16, 2007 4:02 am Oggetto: |
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DOLOR
Rudyak si rannicchiò nella neve che ormai gli copriva le spalle. S'era fatto di nuovo buio, spasmi gli attraversavano le estremità bluastre, ma seppur lancinante non era quello il dolore che lo tormentava insopportabilmente. Di nuovo si abbandonò ad un pianto sommesso. Lo aveva già fatto troppe volte in quei giorni, ma questa volta era diverso. Nessuno poteva condividerlo, nessuno poteva confortarlo. Era solo. _________________ Godo per ciò di cui posso vivere
Vivo per ciò di cui posso godere
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.cabrach.

Registrato: 08/10/05 22:09 Messaggi: 522 Residenza: Lungo il fiume che per nome mai è lieto
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Inviato: Mar Gen 16, 2007 4:03 am Oggetto: |
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Dire
Il piccolo contingente di corridori, giunse sui ghiacci eterni dopo due giorni di ritmo forsennato. Ogni ora avveniva il cambio alla testa del gruppo, di modo che il più fresco delle retrovie, potesse tracciare lo "stross" nella neve fresca, dove far passare gli altri più agevolmente. Il corridore penultimo impartiva il ritmo gridando ad ogni passo destro: "Hop" e ad ogni passo sinistro "Nur". _________________ O Fortuna, velut Luna statu variabilis, semper crescis aut decrescis; vita detestabilis nunc obdurat et nunc curat ludo mentis aciem,egestatem potestatem dissolvit ut glaciem
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Rudy

Registrato: 28/04/04 12:59 Messaggi: 1086 Residenza: Insubria
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Inviato: Mar Gen 16, 2007 4:03 am Oggetto: |
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CALOR
La sua mente si era riaperta, Rudyak si riprese.
"Devo aver perso coscienza" pensò. Il cielo era ora stellato e una brezza sostenuto sfilava il manto; lui si ritrovò seduto in mezzo alla neve. Era in una buca stretta e aveva una candida coperta bianca che gli copriva gambe e addome. Si senti tirare la pelle del viso, se la toccò con le mani e dalle guance caddero gocce ghiacciate... Ma non le sentì col tatto. Non sentiva toccare... Eppure si sentiva un fuoco addosso... Un calore confuso, aveva caldo, ebbe il desiderio di spogliarsi. _________________ Godo per ciò di cui posso vivere
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.cabrach.

Registrato: 08/10/05 22:09 Messaggi: 522 Residenza: Lungo il fiume che per nome mai è lieto
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Inviato: Mar Gen 16, 2007 4:03 am Oggetto: |
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Fare
Risalendo la ripa spolverata della neve fresca caduta nei giorni precedenti, si resero conto di essere giunti sul versante morenico della lingua ghiacciata. Infatti avanzavano carponi mentre i ciotoli scivolavano via beffardi da sotto dai loro stivalacci imbottiti. Oramai avevano intrapreso la parte lenta del tragitto, che a causa dei nuvoloni bassi e gravidi di neve che avvolgevano la vetta, si preannunciava irta di pericoli. Prudentia oramai era in riserva, ma di cibo non si poteva ancora parlare. Solo beverone e quel laconico: "Hop, Nur, Hop, Nur, Hop, Nur".
Cabrach _________________ O Fortuna, velut Luna statu variabilis, semper crescis aut decrescis; vita detestabilis nunc obdurat et nunc curat ludo mentis aciem,egestatem potestatem dissolvit ut glaciem |
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Rudy

Registrato: 28/04/04 12:59 Messaggi: 1086 Residenza: Insubria
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Inviato: Mar Gen 16, 2007 4:03 am Oggetto: |
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TUMOR ET FUNCTIO LESA
Di colpo rammentò tutto, il perchè era lì, cosa era successo. Ricordò d'aver calato miss Prebèrt e il piccolo Bodo. Ricordò la scelta che aveva fatto.
Provò a sollevare le gambe dalla neve ma non trovò le forze, rimosse con le mani la neve e le estrasse dalla buca. Aveva ancora i piedi?
Levò con fatica i consunti lacci di cuoio e si tolse le calzature di pelle di Yak. Quello che gli si mostrò lo inorridì: piedi tumefatti e violacei. Li toccò ma senza sentirli. Erano ancora suoi?
Pensò al loch Faetor, penso a Sektor ed alla sua gente. Per la prima volta desiderò per se stesso le cure che gli stessi EutaNur concedevano ai suoi guerrieri colpiti a morte.
"Ah, se avessi una manciata di foglie di Salvia Divinorum e un'ampolla di Kalium Alborelli!" si ritrovò a pensare, "la farei finita una volta per tutte: in culo al RagNurock i Nur, Praeditus e il suo stramaledetto Calderone Hipasvii. Tornerei nei campi degli dei a correre e cacciare a fianco di Rustiko..." Pensò brevemente agli steli di erba diavola fumati insieme: "quante cose avremmo ancora da dirci... RUSTIKO VIENI A PRENDERMI PER AMOR DEGLI DEI!!!" _________________ Godo per ciò di cui posso vivere
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.cabrach.

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Inviato: Mar Gen 16, 2007 4:04 am Oggetto: |
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Baciare e lettera
Prudentia, in evidente difficoltà, procedeva caracollando in balia dei crampi. Per non essere di peso ai compagni, si diede al consumo sfrenato di beverone energetico, sperando che la cervogia rinforzata, potesse ridargli spirito ed energia.
Ad un certo punto, davanti a sè, si stagliò la più bella delle visioni di cui era capace: Mylena, distesa su di una pelle di Papano, lo invitava a a raggiungerlo tra le volutte di pelliccia. Partendo a razzo, rischiò di far volare i suoi compagni dalla lingua di ghiaccio, resi increduli dal comportamento della loro guida.
I poveretti lo trovarono in una posizione davvero imbarazzante e dovettero passare un'ora a staccargli le labbra da una stalattite di ghiaccio. Brutta cosa, l'abuso di cervogia!
Gwineth, nel frattempo, diede agli araldi più veloci una lettera da recapitare a tutti i capi Thuatha, con cui si chiamavano i ragazzi più robusti delle comunità Nur ad una corvèe straordinaria. C'erano i forum imperiali da riportare alla luce.
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Rudy

Registrato: 28/04/04 12:59 Messaggi: 1086 Residenza: Insubria
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Inviato: Mar Gen 16, 2007 4:04 am Oggetto: |
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RUBOR
Al culmine delle sue imprecazioni verso il regno di Nightingale Rudyak ebbe un capogiro e successivamente vide tutto scuro; si trovò perso e confuso nel vuoto. Finalmente guardandosi intorno scorse una luce lontana, un punto rosso. Si incamminò verso quel suadente riferimento che mentre si avvicinava si mostrava nella sua magnifica lucentezza. Si trovava ora in un tunnel rischiarato dal disco, si avvicinò sembrava fatto di quel particolare metallo liquido che aveva visto nel labor artorium di Praeditus. Provò a toccarlo e la sua mano lo attraversò e nel fare questo si senti calmo e sereno. Trovò felicita e piena coscienza, trovò l'amore che riempie il cuore ad occhi chiusi. Era una sensazione di beatitudine, di grazia. Lo attraversò col capo e vide estasiato cosa c'era di là... C'era la Salvezza. _________________ Godo per ciò di cui posso vivere
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Inviato: Mar Gen 16, 2007 4:05 am Oggetto: |
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Testamento
Le condizioni di Praeditus si facevano ogni ora più critiche e oramai non avvertiva più il suo corpo dall'ombelico in giù. "Gwinethhh, Gwinethhhh. SacraNur!".
"Maestro, sono qui, non bestemmiare" disse la sua allieva stupita. ("Il dolore lo distrugge e lo fa delirare, devo fare qualcosa") pensò tra sè e sè.
Si diresse correndo verso il moderno negozio dello spetiale di Crastrum, attraversando il fiume sul ponte di chiatte che Clau aveva predisposto in sostituzione della locanda. "Tramadol, figlio di Orudis, ho bisogno della tua scienza. Il nostro faro, Praeditus, soffre fino allo spasimo" singhiozzò al giovanotto intento a mescere preziosi succhi.
"Il mio cuore è gonfio di tristezza, Gwineth. Corro a prepararti infuso di Emagelso e DopamiNur!" e scomparve nel retrobottega, per ritornare poco dopo con un'ampolla di liquido lattescente. "Eccoti, fanne buon uso", ma non aveva terminato l'augurio, che della valchiria era visibile solo lo svolazzio della candida veste.
Da dietro una porta della Pharamakia comparve la sagoma di Trokar. "Hai usato le giuste dosi?", chiese il losco figuro a Tramadol. "KetamiNur da straziare un riNurceronte!", ebbe come risposta dallo spetiale.
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.cabrach.

Registrato: 08/10/05 22:09 Messaggi: 522 Residenza: Lungo il fiume che per nome mai è lieto
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Inviato: Mer Gen 24, 2007 11:26 pm Oggetto: |
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Un tocco horror (che non guasta mai)
Nella torre ventosa Naima lottava per sopravvivere. Per tenere lontani i famelici corvi aveva usato tutta la sua arguzia di Nur. Infatti aveva teso tra le ossa di bacino di uno sfortunato che l’aveva preceduta, una pezza del suo mantello di papano. Batteva stancamente sul tamburo improvvisato, cercando di non addormentarsi. Diverse volte le forze l’avevano abbandonata, ma si era ridestata per lo strazio dei becchi acuminati che cercavano di dilaniarla. Cercava di immaginarsi ancora sui prati nei pressi del Crastrum, a cercare la via migliore per tracciare la nuova strada , la CrassWay. Nei suoi sogni quella nuova via di comunicazione avrebbe permesso alle genti Nur unite di emigrare a nord, con il loro carico di conoscenze . Rivoli umani provenienti dalle plaghe della terra di mezzo, avrebbero preso a scorrere come torrente in piena verso la terra di De-Aliqua-Re. Ma la visione si faceva sempre più rarefatta, come affogata in un mare lattiginoso. Svenne che le luci del gorno erano oramai spente, come le sue energie. Allora gli immondi piumati, non più spaventati dal rimbombo, planarono avvitandosi su se stessi.
All’improvviso Naima si sentì sollevare per le spalle ed un rivolo di bevanda zuccherata le percorse le labbra riarse. Bevve scoordinata, tanto da tossire convulsamente. Mentre riprendeva fiato sentì le ganasce dei legni alle caviglie scattare. Nel buio della torre non distingueva che una sagoma indefinita. “Scappa fanciulla e recali con te” affermò sottovoce quella visione, riempendole la mano di una materia informe “finchè potrò, continuerò a mandarvi il simbolo della rimembranza”. Si voltò in tempo per vedere che se ne stava andando lasciando il pesante portone socchiuso. Naima scivolò appoggiandosi al muro nella notte. Dal cielo cadeva una pioggia pesante ed in mano recava una manciata di semi. Li aveva ricevuti dalle mani di colui che li aveva gettati nei flutti per primo.
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L'ultima modifica di .cabrach. il Sab Feb 03, 2007 5:24 am, modificato 2 volte |
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.cabrach.

Registrato: 08/10/05 22:09 Messaggi: 522 Residenza: Lungo il fiume che per nome mai è lieto
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Inviato: Dom Gen 28, 2007 5:22 am Oggetto: |
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INCROCIO DI VITA E MORTE
Il gruppo dei soccorritori pesanti avanzava tra il pacciame che si era formato dopo il nevischio notturno. Dopo una giornata intera di viaggio, nella scia del Griso, giunsero in serata al bivio dove si staccava il sentiero dell'Alba dal Cardo a doppio Cieco. Fu un giovane ed aitante Nur-Cras, Anghelium, ad accorgersi di quella presenza. Sotto un costone di roccia riparata intravvide un manto di papano e avvicinandosi scorse i lineamenti di una donna. "Aita, aita, donna esanime!" urlò a squarciagola. La raccolsero e l'adagiarono all'asciutto, sopra la slitta. Scaldata dalle coperte e dal caffè corretto rosolio del possente WaltNur, le sue guance si accesero di vermiglio. "Sono due giorni che cerco di scendere lungo il fiume, ma le mie gambe non rispondono più ai miei comandi" disse con filo di voce. "Abbiamo visto in che stato versano", rispose Anghelium, "ed è meglio che tu venga con me al Cras-trum, dove potrò curare quelle brutte scorticature infette".
Senza nemmeno chiedere il parere dei compagni, si mise la donna sulle spalle e andò ad incrociare lo sguardo di Cabrach, che gli fece un gesto di assenso. "Naima, credo tu abbia molto da raccontare, ma nè tu, nè noi abbiamo tempo da perdere. Che Nightindale ti protegga" disse WaltNur, imbracciando il suo zaino. Detto questo la donna ed il suo improvvisato destriero, intrapresero la via discendente, nel buio che incombeva. "Ci fermeremo solo a tarda notte, in prossimità del bivacco di sotto, laddove crescono distese di lavanda gastricha" disse il colosso ai suoi compagni di viaggio. "Hop-Nur, hop-Nur, Hop-Nur..." riecheggiava nella bruma serale.
Nella fortezza minore, intanto, era in atto la caccia all'uomo. Il traditore avrebbe assaggiato il filo della spada di Luber Anulus e il suo capo mozzato si sarebbe aggiunto ad altri, inchiodati sul portone principale della cittadella fortificata.
Al deversorum Gwineth era agitata: in cucina trovò la coppa con la medicina del maestro svuotata. L'aveva preparata poco prima, rendendola gradevole con succo di anaNurs. Ma quando si era recata in cantina a prendere la scorta di zucchero, qualcuno doveva averla svuotata per errore. Si precipitò all'esterno, ma andò a ruzzolare lunga e distesa, poiche inciampò in un oggetto che giaceva per terra. Quando si girò fece la macabra scoperta, non era un oggetto, ma il giovane Abis. Un rivolo di AnaNurs gli colava dalla bocca.
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Rudy

Registrato: 28/04/04 12:59 Messaggi: 1086 Residenza: Insubria
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Inviato: Lun Feb 26, 2007 10:18 am Oggetto: |
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LA GRANDE RADURA
Oltre c'era un luogo di pace incontaminata bellezza. Una verde pianura cinta come un tesoro da una corona di montagne che la rendevano fertile con gli innumerevoli ruscelli che dai loro ghiacciai scendevano. La piana era punteggiata di fiori dai vivaci colori e da boschetti che con il loro verde più scuro davano una soluzione di continuità a quel verde smeraldo. Le acque di un lago brillavano e rifrangevano i raggi di un vivido sole, mentre delle fiere pascolavano e si abbeveravano. Di quel luogo ne carpiva la musica e il profumo che a Rudyak pareva si infilassero sotto le unghie per scorrergli sotto pelle fin dentro alla sua testa. Avvertiva la tranquillità, l'amore, la calma, sentiva che il suo spirito e la sua anima si colmavano. Non sentiva più dolore, non sentiva più la stanchezza. Una calda energia lo pervadeva.
"Se codesta è la fine: sia la benvenuta." si sdraiò sul prato tra cuscinetti di erica in fiore. Guardò bianchi batuffoli scorrere solinghi nel cielo, si distrasse a seguire il volo di un ape intenta a raccogliere il polline ed a godere di una brezza gentile che gli scompigliava i capelli.
Era completamente rilassato, tutt'uno con la terra, quando le sue orecchie udirono un tamburellare che da leggero si fece sempre più forte, distinse chiaramente uno scalpiccio. Si levo da terra e scrutò la pianura.
Vide tre cavalieri cavalcare possentemente verso di lui, portavano alti vessilli e bianchi e rossi spiegati nella corsa nel vento.
Man mano si avvicinavano distinse più chiaramente che i tre cavalieri erano donne, delle amazzoni che nude cavalcavano a pelo le loro bestie.
Arrivarono a lui fermandosi bruscamente tra un sollevare di erba e terra. I cavalli con le loro zampe poderose s'impennarono spargendo per la valle l'eco dei loro nitriti.
L'amazzone di mezzo, con capelli biondi come l'oro che scendevano a coprirgli dei morbidi seni gli parlò fissandolo con degli occhi turchesi dentro il quale, pensava Rudyak, ci si poteva anche affogare.
<<Rudyak, figlio di Sektor degli Eu-taNur, alzati!>>
Rudyak obbedì intimorito, erano bellissime, con la pelle imbrunita dal sole e corpi che sembravano torniti dal migliore ebanista della Terra di Mezzo. Avrebbe voluto scorrere gli occhi su quei corpi fino a scoprirne ogni nascosto anfratto, ma nemmeno riuscì a distogliere il suo sguardo da quei volti solenni: <<Ma voi... Voi chi siete?>>
<<Noi siamo Florence, Dorothea e Nancy, siamo coloro che vegliano sull'antico popolo dei Nur e che ora vegliano su di te. Noi ti guideremo per la strada che il Destino ti ha assegnato...>>
<<Ma il mio sentiero non è giunto al termine, nella Grande Radura?>>
<<Le tre amazzoni sogghignarono e Rudyak temette il peggio.
<<Volete dire che la mia anima non merita la Grande Radura? Sono destinato alla dannazione delle Bolgie degli Spregevoli?>>
Ancora le tre sorrisero, questa volta guardandolo con una certa malia e benevolenza. Dorothea scese da cavallo mostrando dei folti capelli rossi e ricci che raccolti in una grande treccia terminavano all'altezza delle natiche, tonde e sode.
Gli si avvicinò e gli mise una mano sulla spalla, Rudyak percepì un'odore fresco di muschio e resina che gli sconvolse i sensi.
<<Rudyak... Non hai fatto nulla per meritare le Bolgie, e credo che questo sarà davvero la tua radura quando per te il grande fiume terminerà di scorrere... Ma quel tempo ancora non è per te arrivato.>>
<<Ma io ho a lungo combattuto, io sono stanco di combattere contro l'inedia e l'ipocrisia della mia gente. I nostri tumulti interni non hanno soluzione, anche le buone idee non trovano seguito, tutto muore nell'indifferenza e nell'abbandono. Io credo non ci sia nulla da fare, il nostro popolo è condannato alla decadenza pur non avendo mai saggiato l'elevazione. Io... Io, basta...>>
Dorothea si ritrasse e si voltò: <<Nancy!>>
Nancy accigliò lo sguardo incorniciato da lunghi capelli neri. portò una mano dietro la schiena e afferrò una spada. La brandì in cielo e la lama riflettè i raggi del sole sul volto di Rudyak. Questi pensò di aver offeso le divinità che aveva innanzi e che il suo grande fiume avrebbe tosto terminato di scorrere. "Chissà cosa si prova quando ti spiccano la testa a fil di lama" pensò Rudyak con un amaro sarcasmo.
Nancy inarco la schiena col braccio teso, emise un grido gutturale lacerante e quindi scagliò l'arma verso Rudyak. La spada fece due volteggi e si conficcò nel terreno davanti a Rudyak.
Dopo essersi ripreso dallo spavento Rudyak si stropicciò gli occhi e guardo bene l'arma che ancora vibrava nel terreno. Riconobbe gli intarsi, i sottili intrecci dell'elsa e le spire incise sulla lucente lama: <<La sacra Scramasax...>> Rimase basito.
<<Esatto>> fece Florence <<questa è la spada forgiata dagli antichi con il sangue da coloro che si batterono eroicamente per conquistare la Terra di Mezzo per sottrarla ai malvagi signori di Polis. La Scramasax è stata brandita da molti dei vecchi Re che si susseguirono, ma venne tolta ai Nur dagli Dei quando questi abbandonarono il Calderone Ipasvii sul monte dell'Alba.>>
Rudyak continuava a guardare quell'oggetto lucente con sguardo rapito.
<<Toccala Rudyak... Impugnala!>> lo incitò Nancy dal dorso del suo stallone baio
Esitò un attimo, poi la impugnò. Si sentì immediatamente attraversare da un fremito, da un'energia che gli parve caricarlo di un potere immenso. La estrasse dal terreno e la brandì verso il sole. Si sentì nuovo, si sentì pronto, si sentì i muscoli scoppiare. Si sentì forte.
<<Cosa devo fare?>> domandò sicuro Rudyak.
<<Dovrai attraversare i monti dell'Alba e scendere dalla valle dove scorre il fiume "che per nome è l'esatto contrario", da là vedrai la Valle di De Aliqua Re...>>
<<De Aliqua Re...>> Rudyak cercò di immaginarsi quel luogo leggendario.
<<Dovrai scardinare le porte della Fortezza di Polis, dovrai permettere ai Nur di trascendere alla loro nuova dimora, così come è scritto.>>
<<Si, ma come farò?>>
<<Guarda il palmo della mano che impugna la Scramasax...>>
Rudyak posò la spada e si guardò la mano e vi trovò un simbolo impresso a cicatrice. Tre spire destrorse che dipartivano da un centro. Aveva già visto quel simbolo sui Bodhràn che dalla rocca della Gazza Nera chiamavano l'Adunanza.
<<Quello è il Triskell>> riprese Florence << le tre spire rappresentano il numero perfetto, il 3. Le tre spire che si muovono seguendo la direzione del sole rappresentano anche la ciclicità cosmica in perenne movimento: passato presente e futuro dei Nur, ma anche le virtù fondamentali dell'uomo Nur: Saggezza, Ragione e Forza. Usa questo per trovare la soluzione... Saggezza, Ragione e Forza...>>
Rudyak si sentì un capogiro, si sentì svenire.
<<Saggezza, Ragione e Forza...>>
Rudyak udì ripetere quelle virtù, ma si sentì improvvisamente debole, la nebbia gli offuscò gli occhi, le amazzoni gli svanirono dinnanzi...
<<Saggezza, Ragione e Forza...>>
Barcollò, poi più nulla. Buio.
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Rudy

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.cabrach.

Registrato: 08/10/05 22:09 Messaggi: 522 Residenza: Lungo il fiume che per nome mai è lieto
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Inviato: Mar Feb 27, 2007 7:39 am Oggetto: |
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Hemmm, per avere le stesse visioni di Rudyak, che devo fare?
Cabrach. _________________ O Fortuna, velut Luna statu variabilis, semper crescis aut decrescis; vita detestabilis nunc obdurat et nunc curat ludo mentis aciem,egestatem potestatem dissolvit ut glaciem |
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Rudy

Registrato: 28/04/04 12:59 Messaggi: 1086 Residenza: Insubria
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Inviato: Mar Feb 27, 2007 12:31 pm Oggetto: |
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Devi venire a lavorare e darmi il cambio!!!  _________________ Godo per ciò di cui posso vivere
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Rudy

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Inviato: Mer Feb 28, 2007 2:44 pm Oggetto: |
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Ma, esimio Cabrach, mi conceda di porle un quesito:
Ma secondo Lei, qualcuno se la fila 'sta storia ???
Non sarà forse che sull'onda di ciò che ci offre la TV attualmente in modo sempre più massiccio, ci dobbiamo pure noi adeguare mettendoci qualche spunto truculento?
L'eros non pare suscitare più interesse, forse con lo "splatter"...
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