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Forum di NursesArea.it L'area di discussione dedicata agli infermieri. Moderatrice Giuliana Centini
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LORELEI

Registrato: 20/03/05 10:31 Messaggi: 2869 Residenza: Genova city
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Inviato: Gio Feb 07, 2008 3:52 pm Oggetto: |
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I raduni delle streghe alla "Canà"
Le colline erano allora un luogo molto adatto ai raduni delle streghe, le quali esercitavano un'attività intensissima anche nel nostro paese. Si racconta che erano abilissime a preparare polveri per ereditare, per sciogliere matrimoni e, dietro grossi compensi procuravano i più impensati intrugli di coda di rospo ed occhi di ramarro; facevano sortilegi ed operavano profanazioni.
Per le malattie delle streghe esistevano medici particolari i quali, non meno scientificamente delle loro antagoniste, con particolari gesti e formule, scacciavano i mali. Il malocchio veniva tolto con la "perlengoeia" un rito ancora in uso nei paesi e con formule magiche; vediamone una :
"Dio me libere da sto mà,
O mà dell'oeggio zù pe - o canà".
Riunioni annuali avevano la funzione di veri e propri congressi scientifici e si tenevano nella zona della "Canà" la notte di San Giovanni; si scambiavano i commenti e le opinioni su nuovi metodi ed infine tutte intorno al fuoco a ballare.
Questo lo racconta la fantasia popolare, ma chissà se poi, vermi, reumatismi, insolazioni e rispole, passavano veramente ... alla faccia della medicina moderna!.
Antonio Bigotti
PS
Questa me la ricordo pure io la mia bisnonna nata settimina faceva la "perlengoeia" usando un piatto con dell'acqua sulla quale faceva cadere un po' d'olio santo a seconda di come si distribuiva sull'acqua vedeva se qualcuno aveva il malocchio e quindi pronunciava queste frasi irripetibili.
Non a caso ho scelto il nik di una strega baci Giiioie _________________ cogli l'attimo prima che l'attimo colga te
http://it.youtube.com/watch?v=aVW0SPO5joY&feature=related |
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ALE-IGL
Registrato: 25/10/02 22:17 Messaggi: 1358 Residenza: Sardegna
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Inviato: Gio Feb 07, 2008 3:57 pm Oggetto: |
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Mamma...!!!! E chi vi ferma più !!!!...
Sono talmente belle queste storie che me le sto stampando... _________________ ALE...*** sa oghe de su entu e de su mare *** |
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LORELEI

Registrato: 20/03/05 10:31 Messaggi: 2869 Residenza: Genova city
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Inviato: Gio Feb 07, 2008 4:07 pm Oggetto: |
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Chiesa Nostra Signora della Guardia
Uno dei santuari cui i Liguri, e soprattutto i Genovesi, sono particolarmente affezionati è quello di Nostra Signora della Guardia: esso sorge sulla cime del monte Figogna, a 803 metri di altitudine, in posizione dominante su tutta la Val Polcevera, che permette, nei giorni di bel tempo, di godere di un ampio e suggestivo scenario, in cui lo sguardo si perde fino alla Corsica e alle Alpi.
Proprio qui il 29 Agosto del 1490 si verificò la prima apparizione della Madonna ad un pastore di nome Benedetto Pareto: egli, secondo quanto si legge in un documento del 1530, quella mattina salì sulla vetta, come ogni giorno, per condurre le sue pecore al pascolo. Mentre l'uomo aspettava la moglie con il pranzo, vide inaspettatamente avvicinarsi una donna molto bella e luminosa che si presentò a lui come Madre di Gesù e gli chiese di costruire sul monte un santuario in ricordo di questo straordinario avvenimento, assicurandogli che la sua umile condizione non gli sarebbe stata d'ostacolo perchè molti lo avrebbero aiutato in questa impresa.
Nessuno tuttavia volle credere all'apparizone avuta dal pastore, che temendo di essere preso per pazzo, rinunciò al progetto di costruire la cappella; di lì a poco però egli fu vittima di un grave incidente: in seguito ad una caduta da un albero di fico egli versava in condizioni disperate, quando la Vergine si presetò nuovamente a lui, rinnovando la sua richiesta. Pareto ebbe salva la vita e, appena guarito, passò al setaccio tutto il paese riuscendo in breve tempo a raccogliere un gran numero di offerte, sufficienti alla realizzazione della piccola chiesa.
Nel 1890, in conseguenza della diffusione sempre maggiore del culto della Vergine in questo luogo, venne costruito un santuario più grande; il nome di Madonna della Guardia, ad esso attribuito, dipende probabilmente dal fatto che anticamente, in epoca romana, la vetta del monte Figogna era una stazione di guardia, utilizzata per controllare l'arrivo di eventuali nemici per terra e per mare e per dare segnalazioni alle truppe lungo le strade imperiali.
Una delle particolarità della chiesa consiste nella presenza di una sala dedicata ad accogliere i numerosi ex-voto, lasciati già a partire dal 1700 dai fedeli in segno di devozione per una grazia ottenuta per sè o per un proprio familiare ammalato o vittima di un incidente; molti di questi sono accompagnati da quadri votivi che raffigurano la scena della disgrazia, così come la ricordano i testimoni, oppure da brandelli di abiti che recano ancora i segni di gravi cadute.
La ricorrenza della prima apparizione della patrona dei Genovesi è ogni anno commemorata in una festa che ha inizio già una settimana prima, quando le vie della vallata che circonda la chiesa si colorano di fiori, festoni, luminarie e bandierine; è con la processione della sera del 28 agosto però che ci si addentra nel cuore delle celebrazioni; essa è guidata dall'Arcivescovo di Genova, che resterà al santuario per tutta la giornata seguente, recitando in mattinata la tradizionale supplica alla Madonna, cui accorrono migliaia di fedeli sul sagrato e sulle scalinate della chiesa.
Alla sera i festeggiamenti si concludono con una messa nella parrocchia di Livellato, il paese d'origine del pastore Benedetto Pareto, ed un pellegrinaggio fino a quella che, secondo la tradizione, sarebbe stata la sua abitazione.
A Genova si usa dire che se una cosa inaspettata succede "vado alla Guardia a piedi"
Inoltre è meta di gite domenicali perchè attorno vi sono prati e boschetti.
Io a piedi non l'ho mai fatta (è lunghetta) mio marito si, ma non per un voto alla Madonna ma perchè alla seconda curva il cane (all'epoca cucciolo) si mise a vomitare e dopo la terza vomitata fuori dal finestrino col rischio di beccare qualcuno mio marito ha deciso di farsela a piedi con la bestiola e io ovviamente li ho aspettati in cima (daltronde qualcuno doveva portare la macchina ) _________________ cogli l'attimo prima che l'attimo colga te
http://it.youtube.com/watch?v=aVW0SPO5joY&feature=related |
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LORELEI

Registrato: 20/03/05 10:31 Messaggi: 2869 Residenza: Genova city
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Inviato: Gio Feb 07, 2008 4:09 pm Oggetto: |
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| ALE-IGL ha scritto: | Mamma...!!!! E chi vi ferma più !!!!...
Sono talmente belle queste storie che me le sto stampando... |
Tu mi hai dato il via e ora per fermarmi ti toccherà abbattermi
Scherzo mò ora mi fermo aspetto le altre regioni
Baci Giiioia _________________ cogli l'attimo prima che l'attimo colga te
http://it.youtube.com/watch?v=aVW0SPO5joY&feature=related |
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ALE-IGL
Registrato: 25/10/02 22:17 Messaggi: 1358 Residenza: Sardegna
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Inviato: Gio Feb 07, 2008 4:11 pm Oggetto: |
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“ La Chiesa sarda tra credenze e superstizioni “
Sa Crèsia e sa limba sarda
Una de sas testimonias prus mannas de su vulgare in limba sarda iscrita la depimus seguramente a sa Cresia : sos Condaghes.
Fatos affùrriu de is sècolos XI e XIII , fiant documentos amministrativos chi pertocaiant sas donatziones e sos patrimònios de sa Cresia e de is comunidades religiosas.
Su fueddu “Condaghe” benit dae su grecu “Kontàkion” chi inditaiat su fuste ue s’imboligaiant is pergamenas e apustis sos documentos matessi.
In custos sèculos sa Sardigna si prenatin dogna logu de monastèrios : arribant dae su continente lassende testimonias iscritas e connoschèntzias de importu mannu ; fentomados sunt sos Condaghes de Santu Pedru in Silki ( 1150 – 1180 ), de Santu Nicola de Trullas ( 1113 – 1176 ), de Santa Maria de Bonàrcado ( 1110 – 1146 ).
Ma sa limba sarda in crèsia non si firmaiat a sas cosas iscritas pro bisòngiu commertziale o giuditziàriu : sa missa matessi si faghiat in limba e paritzas formas de cantu abbarrant galu como, sos Gonos o Gocciòs.
Sos gosos o gòccius non sunt àteru chi cumponimentos poèticos extralitùrgicos pro sa Trinidade, su Redentore, sa Virgine e sos Santos chi si cantaiant apustis de is novenas o de is missas de sas festas populares.
Sos faeddos arribant dae su castillianu “gosos” e benint ambos dae su ladinu “gaudium”.
Sos gosos o goccius fiant bidos bene dae sas autoridades ecclesiàsticas religiosas difundidas in su pòpulo ma non custa gromma de cantu, chi solu depiat essere cantada a s’accabu de sas celebratziones litùrgicas.
La Chiesa e la lingua sarda
Una delle testimonianze più grandi del volgare in lingua sarda scritta la dobbiamo sicuramente alla Chiesa : le Condaghes ( raccolta di atti giudiziari ).
In prossimità dei secoli XI e XIII, erano documenti amministrativi che documentavano le donazioni e il patrimonio della Chiesa e delle comunità religiose.
La parola “Condaghe” deriva dal greco Kontakion che indicava l’albero e simboleggiava le pergamene e dopo i documenti in esse contenute.
In questi secoli la Sardegna si riempie in ogni luogo di monasteri : arrivano dal continente lasciando testimonianze scritte e conoscenze di grande importanza;
famosi sono i Condaghes di San Pietro di Silki ( 1150 – 1180 )( città attuale di S.Antioco ), di S.Nicola di Trullas ( 1113 -1176 ), di S.Maria di Bonarcado ( 1110 – 1146 ).
Ma la lingua sarda in chiesa non si ferma solo alle sole cose scritte per bisogno commerciale o giudiziario : la celebrazione della messa si faceva in “ limba “ ( lingua ) e sembrava formata da canti che si distinguevano in Gosos o Gocciòs.
Le gosos o gocciòs, non sono altro che componimenti poetici extraliturgici per la Trinità, il Redentore, la Vergine e i Santi che si cantano dopo le novene e le messe delle feste popolari.
Le parole derivano dal castellano “gosos” e derivano ambedue dal latino “ gaudium “.
I gosos o goccius erano ben viste dalle autorità ecclesiastiche religiose diffuse nel popolo, ma non il modo in cui venivano cantate, cosa che si poteva fare solo dopo la fine delle celebrazioni liturgiche.
Queste “ preghiere “ cantate dopo le funzioni religiose, si distinguevano per la particolarità di essere rivolte rispettivamente alla Vergine Maria e a Gesù;
( in pratica l’Ave Maria e il Padre Nostro ).
Il seguito più in là, appena ho tempo, xchè essendo uno scritto in lingua sarda devo prima tradurlo ;
questo è solo l'inizio, le parti più interessanti riguardano proprio la Chiesa e le sue persecuzioni in Sardegna. _________________ ALE...*** sa oghe de su entu e de su mare *** |
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ALE-IGL
Registrato: 25/10/02 22:17 Messaggi: 1358 Residenza: Sardegna
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Inviato: Ven Feb 08, 2008 2:00 pm Oggetto: |
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Ogni fiaba ed ogni leggenda è a base di tesori nascosti, tradizioni antichissime indicano con precisione dei siti misteriosi nelle nostre montagne e dei nostri mari ove indubbiamente esiste dell'oro coniato.
Ma il più delle volte questi siti, rocce o grotte, sono guardati con vago terrore anche dagli uomini più forti e coraggiosi.
Gli adulti, sopratutto i vecchi, erano i depositari del sapere e lo trasmettevano ai fanciulli attraverso il racconto.
Nelle serate d'inverno, si intrattenevano vicino al focolare, a raccontare ai bambini " Is Contus " : fiabe e leggende che li trasportavano in un mondo incantato fatto di orchi, streghe, diavoli, ma dove riuscivano ad averla vinta sempre i buoni e le persone intelligenti.
Nelle sere d'estate venivano raccontate all'ombra di qualche albero frondoso.
Il Piccolo Popolo delle Janas
Il popolo delle Janas viveva sui fianchi delle colline, dentro piccole grotte scavate nella roccia: le domus de janas, che ancora esistono a centinaia e a migliaia, sparse in tutta la Sardegna.
Non erano né fate, né streghe, ed erano l'una e l'altra cosa assieme. Erano donnine piccole come uccelli di campo e, comunque, non più alte di un palmo. Belle come la luna, uscivano dalle loro grotte soltanto di notte, per paura che il sole bruciasse la loro pelle delicata.
Erano venute da paesi lontani e misteriosi, portandosi appresso immense ricchezze.
Avevano unghie lunghissime d'acciaio, con cui scavavano le loro casette nella viva roccia; ma avevano anche dita così sottili e delicate che potevano ferirsi a strappare una foglia di prezzemolo.
Trascorrevano l'intera giornata a tessere e a ricamare abiti preziosi di lino e di broccato, trapuntati con fili d'oro e d'argento. E mentre tessevano, cantavano con voce meravigliosa , che incantava.
Non uscivano quasi mai dalle loro domus, dove gli oggetti e le suppellettili avevano le giuste misure per la loro statura, e solo raramente socializzavano con gli uomini.
Le janas di Montoe, presso Pozzomaggiore, volavano di notte, silenziose, dentro le case del paese, attraverso le piccole fessure o le finestrelle semiaperte,e curiosavano tra la gente addormentata.
Se qualche essere umano gli piaceva, lo chiamavano bisbigliando il suo nome per tre volte. E se la persona prescelta si svegliava, la invitavano a seguirle fino alle loro casette tra le rocce, rischiarando la via con i loro corpicini luminescenti.
Dentro le case, mostravano agli ospiti fortunati immensi tesori, che suscitavano stupore e cupidigia. Ma gli uomini non sapevano che tutte quelle meravigliose ricchezze non potevano essere sfiorate davanti alle janas, che ne erano gelosissime, perchè immediatamente oro e gioielli si tramutavano in cenere e carbone. Nessuno sapeva perchè esse non parlavano che per impossessarsi del tesoro delle janas occorreva ritornare nelle minuscole casette sulle colline in pieno giorno, con in mano un rosario o un oggetto benedetto. Per questa ragione, a Pozzomaggiore nessuno diventò mai ricco.
Ma guai a tentare di derubare le janas con la forza e con l'astuzia ! Ecco che cosa accadde un giorno a un giovanotto che tentò di portar via un prezioso scialle tessuto con fili d'oro che le fatine di Funtana Pinta, nei pressi di Siligo, avevano steso all'aria ad asciugare.
Silenzioso come una volpe, il giovane si avvicinò alle rocce su cui stava lo scialle e con un velocissimo colpo di mano lo afferrò, precipitandosi subito dopo lungo il pendio e correndo a perdifiato fino al luogo in cui aveva lasciato il suo cavallo . Ma le janas lo aspettavano proprio in quel punto e lo attaccarono furiose come uno sciame di vespe impazzite.
L'uomo riuscì ugualmente a montare a cavallo e a partire a galoppo ; ma le minuscole streghe si attaccarono alla coda dell'animale e lo pungolarono con ferocia fino a farlo imbizzarrire .
Così il cavallo disarcionò il suo padrone, che si trovò a tu per tu con gli occhietti luccicanti delle donnine delle colline.
Erano occhi terribili, che gli esseri umani non erano in grado di fissare a lungo, perché si trasformavano in statue di pietra.
E così infatti avvenne: l'incauto giovanotto fu pietrificato all'istante e non poté raccontare a nessuno la sua impresa.
Ma ben più terribile era la sorte di chi si imbatteva nelle "malas janas" di Tonara. Costoro stendevano sotto le loro grotte un bellissimo velo bianco che ricopriva l'intera pianura. L'ignaro viandante che si trovava a passare da quelle parti restava inesorabilmente abbagliato da tanto splendore e come invischiato in un incantesimo mortale.
Allora il poveretto veniva catturato da un nugolo di nani malefici , che lo ficcavano in una grande buca sul terreno, assieme ad altre vittime. E qui giungeva a un certo punto la "jana maísta" , che succhiava loro tutto il sangue. E una volta saziatasi di sangue umano, la "jana regina" volava a rinchiudersi per tre giorni in una grotta, dove partoriva altre minuscole janas. Per fortuna la malas janas di Tonara si estinsero molto presto, perchè rimpicciolirono sempre di più, fino a confondersi con i vermi della terra. Le altre fate invece durarono più a lungo e vissero in pace e in armonia con gli esseri umani, almeno fino all'epoca in cui arrivarono in Sardegna i pisani . Erano tempi in cui il mondo non conosceva né malizia né cupidigia . Le janas che vivevano sul Monte Manai, vicino a Macomer, nei giorni di festa scendevano addirittura in un sito chiamato Sa Rucchitta per ballare con la gente del paese. E siccome erano bellissime, gli uomini le invitavano spesso a entrare "in su ballu tundu" *nel ballo tondo* il cui grande cerchio danzante occupava quasi tutta la piazzetta.
Un giorno una jana di nome Giula entrò nel ballo e scatenò al ritmo delle "launeddas", antichissimo strumento musicale a fiato, passando dall'uno all'altro ballerino leggera e felice come una farfalla.
Ma a un tratto Giula sentì il richiamo delle sue compagne che, dall'alto delle domus, la mettevano in guardia:
Giula Giulitta
sos buttones ti chirca.
Giula, Giunone,
chircadi sos buttones .
La danza cessò di colpo. Giula guardò allora il suo corpetto di velluto e si accorse che i bottoni d'oro filigranato erano misteriosamente spariti : qualcuno li aveva rubati In quel momento le janas capirono che l'avidità e la malizia erano purtroppo apparse anche tra la buona gente di Sardegna e decisero perciò di sparire per sempre abbandonando le loro minuscole case sulle colline, che ancora occhieggiano come finestrelle aperte su un mondo misterioso e ormai perduto. _________________ ALE...*** sa oghe de su entu e de su mare *** |
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ALE-IGL
Registrato: 25/10/02 22:17 Messaggi: 1358 Residenza: Sardegna
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Inviato: Mer Feb 13, 2008 3:37 pm Oggetto: |
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La storia ci insegna che da sempre l’uomo si è spinto alla scoperta-conquista di nuovi territori, nuovi mondi.
I più svariati popoli andarono oltre confine sia per scambi commerciali che attratti dalle ricchezze che ne sarebbero derivate.
Ciò ha sempre sconvolto la vita delle popolazioni sottomesse spesso, in modo sconvolgente e atroce, come avvenne per mano degli spagnoli che sterminarono intere civiltà di indios.
Sicuramente la Chiesa ha avuto un grande ruolo nella storia, come una di quella più feroci per diffondere il cristianesimo : in suo nome sradicò l’identità di intere popolazioni imponendo il suo credo, ma anche appropriandosi di immensi beni che non erano frutto di sole donazioni, ma di confische vere e proprie.
L’inquisizione
Il rapporto della chiesa con la gente sarda, non sempre è stato quello di diffondere nuove conoscenze, canzoni o feste religiose, ma di timore, tormenti e morte, come è avvenuto con l’Inquisizione.
Questa fu istituita nel 1492 per volere dei regnanti cattolici Ferdinando d’Aragona e Isabella di Castiglia, che ottennero l’autorizzazione papale nel 1478 nominando inquisitore il Generale Tomàs di Torquemada.
Il 1° tribunale locale nasce in Sardegna nel 1493 a Casteddu ( Cagliari ) quando arrivò l’inquisitore spagnolo Sancho Marìn; la sede venne poi spostata a Sassari nel 1563 quando l’inquisitore fu Diego Calvo.
Questi tribunali erano così composti :
Notario de secuertros : facevano l’inventario delle proprietà e beni da confiscare;
Notario del secreto : aveva il compito di verbalizzare le accuse dei testimoni;
Escribano general : metteva agli atti le sentenze;
Calificadores : teologi o cattedrati universitari, incaricati di verificare la pericolosità per la dottrina cattolica, di scritti, dicerie e comportamenti delle persone;
Commissarios : ecclesiastici residenti che rappresentavano il Tribunale dell’Inquisizione;
Servitori laici : del Santo Uffizio che con le loro accuse facevano cercare e arrestare le persone;
S’Impresonadore ( alcade ) : aveva il compito di dar da mangiare ai prigionieri.
Le persecuzioni del Sant’Uffizio erano rivolte soprattutto a chi professava la fede ebraica, islamica e il protestantesimo; la vittima più famosa che fu processata è stato sicuramente Sigismondo Arquer della nobiltà di Cagliari, uomo di grande cultura, accusato di diffondere il credo di altre religioni contrarie a quella cattolica : egli scrisse un’opera ( Sardiniae brevis historia et descriptio, capitolo del libro Cosmographia Universalis ), in collaborazione col tedesco luterano Sebastian Munster, opera piena di polemiche contro il clero cattolico e il Sant’Uffizio.
L’amicizia fra i due, le lettere che si scrivevano, furono sfruttate dai suoi nemici ( come la famiglia Aymerich ) e costarono caro ad Arquer, che dopo un processo lungo 7 anni, il 22 dicembre 1570 fu condannato a morte “ bruciato vivo “, condanna che fu eseguita il 4 giugno 1571.
Altri delitti perseguiti dall’Inquisizione erano quelli sulla superstizione, in cui erano comprese tutte quelle pratiche e credenze contrarie alla Chiesa.
Molte furono le donne accusate di adorare la luna, e qualche cosa è rimasta sotto forma di
“ imbalaimbala “ ( antico canto tradizionale sardo ) :
sa luna noa
sana m’acates
sana mi lasses
e cun dinare in bùssia
e trigu in cassia
forte che ferru
lenta che chervu
luna nuova
mi trovi sana
sana mi lasci
con denaro nella borsa
con grano nella cassa
forte come il ferro
lenta come il cervo
Dai documenti del Sant’Uffizio numerosi furono i nomi con il quale venivano accusate donne che svolgevano pratiche segrete sovrannaturali, misteriose, tramite erbe, canti, preghiere, e altre pratiche considerate demoniache : mazinera, bruxa, coga, malèfica, encantadora, estriga , hechizera, etc. che hanno più o meno lo stesso significato : strega, fattucchiera ; molte di queste donne erano levadoras, mastros de partos, ( le vecchie ostetriche di paese ), lavoro che le portava ad essere incolpate per la morte del bambino durante o dopo il parto.
L’istruttoria cominciava con la denuncia, poi la verifica dell’accusa di eresia, l’arresto e il sequestro dei beni.; seguivano 3 udienze per convincere l’accusato a confessare : in caso negativo entrava in scena “ su turmentu “ ( tortura ), che veniva praticata non come un castigo, ma come metodo di prova.
La tortura più praticata in Sardegna era la “ garrucha “ : consisteva nel legare i polsi al prigioniero, lo si issava lentamente su un palo e lo si faceva cadere di colpo senza fargli toccare i piedi per terra.
Altri metodi di tortura erano il “ potro “ e la “ toca “; con il potro si faceva sdraiare la persona legandogli polsi e caviglie, si aggiungevano poi cordicelle sottilissime collegate ad un arnese che le tendeva fino a che queste non non penetravano nella carne; la toca, consisteva nel costringere la persona a bere continuamente dell’acqua.
Le sentenze potevano essere diverse :
umilantes : eseguita in pubblico, il condannato vestito di solo una tunica grigia senza maniche, il capo rasato con una corona di spine e una candela in mano ( questo per la parte spirituale ) ; quello corporale consisteva nel caricare il colpevole su un asino, portato in giro nel paese, e durante il tragitto frustato con 100-200-300 nerbiate;
prigione, esilio, morte : in mancanza di prigioni, il condannato veniva rinchiuso in monasteri o ospedali; l’esilio poteva essere fuori dal paese o dalla Sardegna; per coloro considerati falsi, che non si erano pentiti o recidivi, erano condannati a morte ( bruciati vivi );
denaro : chi aveva la possibilità di tramutare la condanna in pena pecuniaria;
spirituale : condanna educativa per convertire i condannati ( gli veniva impartita la comunione, confessione, doveva andare a messa, digiunare, recitare il rosario ).
Il Sant’Uffizio smette di esistere in Sardegna ai primi del 700. _________________ ALE...*** sa oghe de su entu e de su mare *** |
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ALE-IGL
Registrato: 25/10/02 22:17 Messaggi: 1358 Residenza: Sardegna
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Inviato: Ven Feb 15, 2008 11:41 am Oggetto: |
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Il demonio e i suoi servi
Le donne nelle credenze comuni, erano viste come coloro in grado di guarire o far ammalare gli altri : ma da dove veniva tutto questo potere ??
Molte volte dalle erbe e il loro uso, che le portavano ad essere condannate per stregoneria dall’Inquisizione ; non sempre alle erbe utilizzate e manipolate ( di cui gli effetti si conoscevano dall’antichità ) gli veniva attribuito un effetto terapeutico, ma veniva visto come opera del demonio, di cui le donne, più degli uomini, ne erano a stretto contatto..
Il demonio che ne viene fuori è quello di un essere con grandi poteri, che risolve i problemi della gente in cambio di altri piaceri ( anima e sesso ) e vive in montagne, gole o grotte.
Ancora oggi è conosciuta la leggenda della “ Sella del Diavolo “ nel Golfo degli Angeli a Cagliari;
il golfo per la sua straordinaria bellezza, apparteneva agli angeli, e il diavolo per impossessarsene sfidò in battaglia gli angeli, in groppa ad un cavallo nero dagli occhi rossi di fuoco, insieme ad altri demoni.
Gli angeli con la spada fecero il segno della croce su tutti i demoni allontanandoli; dopo questa guerra nel golfo degli angeli rimase la sella del cavallo del diavolo, che ancora oggi si può vedere dalla spiaggia del Poetto, prendendo il nome proprio da questa leggenda : la Sella del Diavolo.
Tornando al rapporto delle donne col demonio, si può dire che grazie a questo potessero volare ungendosi la pelle con olio santo o bevendo intrugli, che sicuramente erano sostanze allucinogene che davano la sensazione di volare, sostanze estratte da erbe come ad esempio la belladonna o funghi come l’amanita muscaria : ancora oggi quando si vuole indicare una persona un poco strana si usa dire : est alluvionau, alluinau ( da allucinogeno = drogato ).
La leggenda dice che dal demonio prendessero anche il potere di trasformarsi in altre persone o animali come “s’istria “ ( barbagianni ) ;
venivano comunque indicate con vari appellativi come coga, mazinera, bruxa, encantadora, malèfica, estriga, etc. ad indicare strega, fattucchiera; sempre le leggende dicono che si trasformavano in gatti neri per rubare il respiro ai bambini non battezzati ( la mortalità infantile era molto alta, per cui questa era vista come una giustificazione ); per questo le mamme usavano mettere sotto il letto dei bambini due spiedi incrociati a croce; oppure si appendeva un rastrello con più di 7 denti all’ingresso della casa per allontanare le coghe ( streghe ) : queste non sapendo contare oltre il numero sette, ricominciavano dall’inizio all’infinito, finchè erano costrette ad allontanarsi alle prime luci dell’alba senza toccare il bambini
Altro animale di cui prendevano le sembianze era s’istria : se volava sopra alle persone sdraiate e non avevano le braccia e gambe incrociate essi si svegliavano deboli, disorientati,con dolori alle ossa : questo capitava la notte ma anche la sera ( dalle 5 = ora mala = ora cattiva ); il suo canto era portatore di morte.
Ci si affidava alle fattucchiere per praticare “ sa mexina de s’istria.” : esse recitavano i verbos, cioè in nome di Dio ordinavano a s’istria ( barbagianni ), di contare tutta la sabbia del mare, i capelli delle persone, le foglie dei boschi di 3 monti : tutte prese da questi impegni lasciavano in pace le persone.
I verbos, antiche preghiere, servivano anche per guarire malattie o altro : per lo spavento, per il mal di testa, per il fuoco di S.Antonio ( herpes zoster ) etc; venivano recitati a bassa voce per tre volte : l’uso di ripetere la formula per 3 volte è sicuramente un’eredità bizantina, visto che anche in Grecia erano usati per allontanare il demonio o per non fare pigliare ogu malu ( malocchio ) ai bambini;
i verbos potevano essere imparate solo da una persona più piccola da chi la conosceva e di regola nel periodo della Settimana Santa.
Le preghiere e i santi, entravano in ogni forma nella vita quotidiana delle persone per contrastare il demonio e i suoi servi contro il malocchio, le ombre cattive, le malattie,i pericoli, il dolore, per trovare cose perdute, contro la morte.
Fra la gente, particolare è il timore per lampi e tuoni e le preghiere contro essi;
secondo la storia cristiana, Barbara di Bitinia ( IV sec. ) , si convertì al cristianesimo e per questo il padre la imprigionò in una torre; un giorno un incendio distrusse la torre, ma Barbara ne uscì senza una ferita o ustione e il padre in collera, le mozzò la testa : dopo breve tempo un lampo lo uccise;
da qui una preghiera che dice : “ Barbara de campos nos guardet dae tronos e dae lampos “.
( Barbara dei campi proteggici dai tuoni e lampi ).
La religione lunare antica aveva un calendario di 13 mesi condizionato dalle tre fasi della luna :
¼ di luna, ½ luna e luna piena.
La preghiera “ sas dòighi paràulas “ ( le dodici parole ) venne introdotta dalla Chiesa per diffondere il nuovo calendario di 12 mesi e ispirato al sole ( sistema solare ); questa preghiera termina con la luna sotto i piedi della Madonna ad indicare la perdita della vecchia religione lunare.
Anche se il cristianesimo era molto diffuso in Sardegna dai tempi di Gregorio Magno, si dovettero fare i conti con i riti pagani ; questi furono perseguitati e soppressi dalla chiesa, tranne alcuni che li fece suoi ; S. Giovanni Battista, S.Sebastiano, S.Assunta, S.Antonio del Fuoco, sono feste di origini pagane, che fino a poco tempo fa conservarono usanze curiose.
La notte di S. Giovanni ad esempio, era una notte magica :
le donne in età da marito, andavano sui monti a raccogliere il trifoglio che a giugno è fiorito di grigio, lo mescolavano con rose, ciliegie mature, briciole di pane e zucchero e lo sparpagliavano per terra ; l’indomani, di buon mattino, andavano a scoprire quale sarebbe stato il loro futuro marito :
se avessero trovato formiche, era pastore;
se avessero trovato uno scarafaggio, era porcaro;
se avessero trovato il maggiolino, era vaccaro;
se avessero trovato una lucertola era commerciante. _________________ ALE...*** sa oghe de su entu e de su mare *** |
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ALE-IGL
Registrato: 25/10/02 22:17 Messaggi: 1358 Residenza: Sardegna
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Inviato: Ven Feb 15, 2008 2:50 pm Oggetto: |
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Credo che sia la prima volta che scrivo post così lunghi da quando bazzico qui... ......così " qualcuna "...la smette di prendermi in giro x gli interventi troppo sintetici...
Tho...adolcitevi un po....
Un'Isola un Continente : ricette
" Seadas "
Ingredienti per 10-12 persone:
- 1 kg di formaggio pecorino (o misto) fresco
- mezzo Kg di semola fina di grano duro
- 3 uova
- qualche cucchiaiata di strutto fresco
- la scorza grattugiata di due arance
- olio d'oliva
- un pizzico di sale
- il succo di un limone
- zucchero o miele sciolto a bagnomaria
Descrizione
il formaggio dev'essere necessariamente fresco (4-5 giorni di stagionatura) e molto grasso: per renderlo ancora più morbido può essere immerso per circa 10 minuti in acqua bollente tolta dal fuoco. Va quindi strizzato e fatto sgocciolare.
Impastare la semola con le uova, il pizzico di sale sciolto in una cucchiaiata d'acqua e lo strutto. Lavorare bene la pasta fino a raggiungere una consistenza elastica e morbida: lasciarla quindi riposare.
Nel frattempo grattugiare il formaggio ed impastarlo poi con la scorza di limone ugualmente grattugiata.
A questo punto riprendere la pasta e cominciare a tirarla, così da ottenere una sfoglia sottile: ritagliarla dunque in tanti dischi, usando l'apposita rotella o semplicemente la forma di una tazza.
Distribuire su un disco una buona quantità dell'impasto precedentemente preparato e sovrapporre un altro disco di pasta, saldandone bene i bordi. Per facilitare quest'operazione, si consiglia di inumidire leggermente gli orli da congiungere con albume d'uovo.
Procedere al riempimento e la chiusura di tutti i dischi: le seadas sono pronte.
Friggerle quindi in abbondante olio d'oliva, ben caldo, per circa un minuto: le seadas devono risultare delicatamente dorate.
Vanno servite calde, dopo averle cosparse di zucchero o di un velo di miele liquefatto.
 _________________ ALE...*** sa oghe de su entu e de su mare *** |
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Manu

Registrato: 27/08/01 00:00 Messaggi: 880 Residenza: Vicenza
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Inviato: Ven Mag 30, 2008 9:50 pm Oggetto: |
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... non è vero che a Vicenza si mangiano i gatti.....
...è invece vero che mangiamo gli uccellini (OSEI) e mandiamo giù anche il becco, è più son piccoli, più son buoni.......
.... VICENZA diede i natali ad Andrea Palladio, vantiamo alcune sue opere meravigliose: es. la basilica e villa la rotonda....
.... abbiamo una base americana (caserma EDERLE) e gli americani non ci hanno mai rotto le balle, anzi, a settembre fanno sempre un bel festone e aprono la base agli alleati...
.... abbiamo la più prestigiosa fiera dell'oro d'Europa......
... la città è piccola e durante la settimana se esci dopo le nove non trovi manco un ristorante aperto.... che il giorno dopo si va a lavorare, eh!!!...
La provincia è molto variegata, pianure nebbiose, colline fiorite e altopiani da vips (vedi Asiago) coi suoi formaggi e le sue piste da sci...
...il mare no, quello non ce l'abbiamo... ma potremmo comprarne un pò, a pensarci bene  |
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folina

Registrato: 24/07/07 13:06 Messaggi: 1198 Residenza: veneto
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Inviato: Sab Mag 31, 2008 12:48 pm Oggetto: |
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| Manu ha scritto: | ... non è vero che a Vicenza si mangiano i gatti.....
...è invece vero che mangiamo gli uccellini (OSEI) e mandiamo giù anche il becco, è più son piccoli, più son buoni.......
.... VICENZA diede i natali ad Andrea Palladio, vantiamo alcune sue opere meravigliose: es. la basilica e villa la rotonda....
.... abbiamo una base americana (caserma EDERLE) e gli americani non ci hanno mai rotto le balle, anzi, a settembre fanno sempre un bel festone e aprono la base agli alleati...
.... abbiamo la più prestigiosa fiera dell'oro d'Europa......
... la città è piccola e durante la settimana se esci dopo le nove non trovi manco un ristorante aperto.... che il giorno dopo si va a lavorare, eh!!!...
La provincia è molto variegata, pianure nebbiose, colline fiorite e altopiani da vips (vedi Asiago) coi suoi formaggi e le sue piste da sci...
...il mare no, quello non ce l'abbiamo... ma potremmo comprarne un pò, a pensarci bene  |
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LORELEI

Registrato: 20/03/05 10:31 Messaggi: 2869 Residenza: Genova city
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Inviato: Sab Mag 31, 2008 12:58 pm Oggetto: |
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| folina ha scritto: | | Manu ha scritto: | ... non è vero che a Vicenza si mangiano i gatti.....
...è invece vero che mangiamo gli uccellini (OSEI) e mandiamo giù anche il becco, è più son piccoli, più son buoni.......
.... VICENZA diede i natali ad Andrea Palladio, vantiamo alcune sue opere meravigliose: es. la basilica e villa la rotonda....
.... abbiamo una base americana (caserma EDERLE) e gli americani non ci hanno mai rotto le balle, anzi, a settembre fanno sempre un bel festone e aprono la base agli alleati...
.... abbiamo la più prestigiosa fiera dell'oro d'Europa......
... la città è piccola e durante la settimana se esci dopo le nove non trovi manco un ristorante aperto.... che il giorno dopo si va a lavorare, eh!!!...
La provincia è molto variegata, pianure nebbiose, colline fiorite e altopiani da vips (vedi Asiago) coi suoi formaggi e le sue piste da sci...
...il mare no, quello non ce l'abbiamo... ma potremmo comprarne un pò, a pensarci bene  |
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ma chi se le inventa certe cose????  _________________ cogli l'attimo prima che l'attimo colga te
http://it.youtube.com/watch?v=aVW0SPO5joY&feature=related |
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folina

Registrato: 24/07/07 13:06 Messaggi: 1198 Residenza: veneto
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Inviato: Sab Mag 31, 2008 1:01 pm Oggetto: |
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noi padovani sicuramnete no!  |
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