IPOTESI E STRATEGIE NELLA NUOVA CULTURA DEL CAMBIAMENTO 

"L’utilizzo della ricerca può essere considerato come l’attuazione sistemica nel campo della assistenza di un’innovazione, scientificamente fondata e basata sulla ricerca, accompagnata da un processo di valutazione dei risultati conseguiti a seguito del cambiamento" (BUCKWALTER 1992)

L’infermieristica italiana è lenta nel suo sviluppo proprio perchè gli infermieri producono e diffondono poco conoscenza basata sulla ricerca. La scienza si evolve attraverso le nuove scoperte e così anche il Nursing; però questo è possibile solo se gli infermieri fanno e utilizzano la ricerca.

La ricerca può favorire la conoscenza di fenomeni importanti per l’assistenza e l’infermiere, imparando a condurre la ricerca e a utilizzarne i risultati in maniera sicura ed efficace, può attuare il suo lavoro in modo veramente professionale.

La nuova cultura della professione infermieristica è già orientata al cambiamento, Dm 739/94, ma determinante sarà lavorare alla produzione di strategie nuove per assicurare agli infermieri italiani lo stesso status di quello dei principali paesi europei.

Affrontare un cambiamento comporta sempre un grosso sforzo sia in termini di fatica personale che di gruppo e occorre tenere presente il rischio di cavalcare cambiamenti selvaggi e/o pseudo cambiamenti che ne determinerebbero solo il consolidamento dello stato attuale.

E’ per questo che quando si parla di cambiamento si devono tenere presente la paura e la resistenza ad attuare i vari comportamenti necessari per attuarlo concretamente, perchè inevitabilmente il cambiamento porta a una crisi, crisi intesa come rottura di un equilibrio, l’equilibrio può essere più o meno precario, ma è sempre un equilibrio.

Sarà necessario quindi lavorare prima di tutto con il gruppo sulla motivazione al cambiamento per rendere attivi tutti i componenti dello staff, ogni singolo dovrà fornire il suo contributo per la parte che gli spetta e compete.

La crisi quindi deve rappresentare un’occasione di crescita per attivare strategie di COPING (modelli di comportamento) nuovi ed efficaci alla sua risoluzione in senso evolutivo.

Il cambiamento viene legittimato da leggi e decreti ma gli infermieri possono e devono modificare la realtà operativa dell’assistenza, concretizzando così la nuova cultura al cambiamento. Determinante che si prosegua in modo evolutivo per crescere come professionisti ma anche come immagine sociale.

Ovviamente esistono modi diversi di essere e fare l’infermiere ma nella vita ciascuno è anche chi gli altri reputano che sia.

L’immagine sociale dell’infermiere quindi a nostro parere è molto importante, il presidente di Demoskopea al termine di un indagine intitolata: "Infermieri che ne pensa la gente?" scriveva nel 1996:

"Quello che sta velocemente indebolendosi è la percezione tradizionale dell’infermiere come operatore di "serie C" utile certo ma poco professionale....Per rispondere ai nuovi bisogni sociali, l’infermiere dovrà essere un garante di qualità vera e percepita una garanzia per il Paese tutto".

Dobbiamo sostituire al concetto di mansione quello di responsabilità, anche se siamo ancora dipendenti di indicatori che non considerano la qualità e la quantità dell’assistenza infermieristica, ma attraverso strategie nuove riusciremo a modificare questa realtà.

Infatti dalla quantità dei rispondenti alla nostra indagine possiamo dimostrare di aver toccato un area sensibile, tenendo presente che il nostro questionario era lungo e impegnativo. Inoltre non si è utilizzato il metodo dell’intervista che avrebbe "stanato" i rispondenti ma si è lasciato libera scelta di rispondere, appurando comunque l’intensa partecipazione la quale dimostra interesse e motivazione.

Dai dati della nostra indagine è emerso che il fattore principale che può rendere soddisfacente il lavoro degli infermieri è la possibilità di migliorare le capacità professionali, sul totale dei rispondenti l’86,4% infatti ritiene di doversi aggiornare in modo continuativo, e il 94.6% ritiene che sia importante l’aggiornamento.

Uniamo a questi valori la disponibilità che emerge sempre dai dati di modificare i criteri di riconoscimento della professionalità delineando così la strategia percorribile del cambiamento e un nuovo percorso per il riconoscimento della professionalità attraverso incentivazioni economiche.

Leggi e decreti insieme ad un assistenza infermieristica certificata porteranno alla concretezza legittimata di una professione che sta mutando.

La formazione dovrà essere specifica ed accreditata periodicamente per raggiungere un riconoscimento professionale determinato da un incentivazione economica.

Il riconoscimento professionale e l’incentivazione economica devono essere collegati alla formazione e attività concreta svolta, tenendo conto che comunque è un rapporto che può essere problematico: in senso negativo quando l’incentivazione economica non è legata a questi fattori ma serve per un addomesticamento dei conflitti, nell’altro caso positiva quando il riconoscimento professionale è gratificante persino senza il riconoscimento economico.

Per diminuire ed eventualmente eliminare il disagio si deve tenere presente che esistono fattori personali e fattori organizzativi che contribuiscono all’insorgenza del disagio lavorativo.

Ovviamente i cambiamenti organizzativi sono più attuabili rispetto a modificazioni della personalità dei singoli individui, e possono mirare a vere e proprie strategie preventive nei confronti del disagio infermieristico.

Naturalmente ogni realtà lavorativa ha le sue caratteristiche e peculiarità che la rendono unica, però esistono elementi comuni evidenziati dalla nostra indagine, es. scarsa informazione all’utenza e ai Medici di Base in merito all’accesso al P.S. che se riconosciuti possono essere affrontati e anche dare risultati positivi in contesti con differenze organizzative.

L’obiettivo principale sarà avere una "mappa" della organizzazione e una buona conoscenza della situazione relazionale del gruppo di lavoro. Una ricetta non esiste, ma possono esistere, ed è un po' quello che è emerso dalla nostra indagine, tanti ingredienti che se bene amalgamati possono dare il prodotto desiderato.

Il Capo Sala preparato e valido oltre a garantire un sostegno tecnico dovrà garantire il sostegno emotivo, sfruttando al massimo le riunioni d’équipe e incentivando iniziative organizzative innovative e incontri tra il personale.

Si è abituati alla routine, non si mette in discussione quello che si fa e non si è abituati al confronto continuo, infatti gli infermieri sono stati preparati all’azione e non alla riflessione e al confronto ma per fortuna questa realtà si sta modificando, lentamente certo, ma progressivamente.

Il Capo Sala dovrebbe prevedere periodicamente incontri ed offrire l’eventuale possibilità di ricorrere ad un aiuto esterno (es. psicologico) se gli interessati ravvisano che è il caso. Un gruppo unito che produce se ne rende conto come d’altro canto è vero anche l’inverso.

La qualità del clima organizzativo dipende prima di tutto dalla qualità dello staff intesa come grado di collaborazione attiva tra i colleghi.

Se è presente una disfunzione nell’organizzazione del sistema assistenziale il sintomo iniziale sarà disagio, manifestato in più modi come ad esempio malattie frequenti, rivendicazioni continue tra colleghi per i turni ecc, con il rischio di uno sfocio vero e proprio nella sindrome del burnout, mentre una buona coesione tra colleghi può costituire un punto di forza nei conflitti con l’organizzazione istituzionale.
I cambiamenti che si possono adottare per modificare il clima lavorativo sono sia sul piano organizzativo istituzionale che strategie professionali.

Tra i cambiamenti organizzativi istituzionali rientrano:

  • organizzazione del lavoro funzionale alla ripartizione congrua: tra carico di lavoro e risorse disponibili (organico presente realmente), con rotazione dei compiti per contrastare la noia e la routizzazione del lavoro.
  • Garanzia di riconoscimenti come momenti istituzionali dell’aggiornamento e della formazione specifica e mirata all’interesse reale, sia tecnico che individuale dei partecipanti, per acquisizione di nuovi strumenti atti allo svolgimento del proprio lavoro.
  • Garanzia di un ambiente di lavoro sicuro e funzionale all’attività richiesta e svolta (L 626/94).
  • Riconoscimento istituzionale dell’aumento della professionalità per valorizzazione dello status e delle acquisizioni di nuove competenze.
  • Le strategie professionali devono rafforzare l’idea che l’infermieristica è un attività di riflessione critica e non una mera esecuzione di una serie di compiti.
  • La formazione di base dovrà essere adeguata al raggiungimento di capacità atte al miglioramento e al cambiamento, per riconoscersi in un ruolo professionale adeguato ad indurre un riconoscimento sociale congruo. Essere professionisti è la possibilità di scegliere in scienza e coscienza , in piena autonomia e responsabilità.
  • Ideazione di un piano di carriera professionale ed economico.

E’ sottinteso che un Infermiere può benissimo valutare che la sua scelta è quella di iniziare la sua attività in un modo e rimanere tale e quale magari gli interessano altre cose. Ma per chi ritiene che l’autorealizzazione sia anche fatta di realizzazione di carriera ed economiche è importante che le condizioni lavorative consentano questa scelta.

Dai dati emersi dalla nostra indagine si evince che gli infermieri dei P.S., "indagati", sanno già:

  • responsabilizzarsi adottando il proprio ruolo nell’équipe multiprofessionale.
  • Formarsi per erogare prestazioni di qualità.

Gli infermieri hanno sempre garantito in diversi contesti una efficiente disponibilità sia sul piano personale, relazionale e tecnico. A nostro parere questo è indotto dalla scelta professionale di essere infermieri, che ha si radici profonde nella storia di ognuno di noi, ma ha sempre fatto si che al centro dell’interesse degli infermieri ci fosse l’essere umano, portando a situazioni in cui gli infermieri sono stati troppo disponibili a doppi turni, a rinunciare al riposo, ad accollarsi a volte troppe responsabilità per un eccessivo spirito di sudditanza culturale che deve essere superato.

In un discorso di condizioni lavorative motivanti e produttive ci sono dei punti fermi da salvaguardare perchè costituiscono elementi che determinano la differenza tra una condizione lavorativa funzionante ed una che produce disagio e disfunzioni, come la garanzia delle ferie, dei riposi settimanali e di usufruire di tutti gli interventi preventivi (L. 626/94) per la tutela della salute fisica e psichica, rientrando in tal contesto anche tutti i corsi formativi specifici che il nostro datore di lavoro ha l’obbligo di garantirci.

Gli infermieri devono essere coscienti del loro ruolo e dell’importanza della collaborazione e integrazione nel contesto lavorativo, attraverso relazioni professionali e prestazioni efficienti per portare ad un riconoscimento del loro ruolo e professionalità attraverso un diverso status economico della categoria infermieristica.



[Home Page] [L'Inforamzione e la documentazione] [Area di Discussione]
[Formazione e Aggiornamento] [Invito alla lettura]