![]() PRESENTAZIONE DELLA RICERCA
Negli ultimi anni cè stata una modifica sostanziale delle caratteristiche operative dei servizi di Pronto Soccorso sotto diversi aspetti, e di conseguenza anche la figura dellinfermiere si è trovata a confrontarsi direttamente con i cambiamenti riguardanti il contesto lavorativo. I punti critici del sistema sono:
Tutti questi elementi hanno comportato un cambiamento molto importante nelloperatività infermieristica di pronto soccorso, in tutti i suoi aspetti, da quello prettamente umano, a quello tecnico e psicologico relazionale, e le caratteristiche di questi mutamenti non sempre sono state positive. *************** Vivendo in prima persona situazioni di disagio ci siamo chiesti se la cosa riguardava anche altri colleghi che lavoravano in un servizio come il nostro, e se nel caso fosse comune era giusto uscire allo scoperto per poterne poi parlare e cercare un confronto, evidenziandone le cause principali e, cosa fondamentale, cercare di ipotizzare le strategie e le proposte per cambiare quello che non va, migliorando così il servizio con reciproca soddisfazione. E nata così alla fine dellanno 1997 lidea di cercare di valutare un eventuale stato di disagio degli infermieri che operano nei servizi di pronto soccorso (inteso come percezione soggettiva della loro situazione lavorativa e non come rilevazione oggettiva di uno stato di burnout) e le sue caratteristiche principali che potrebbe favorire linsorgenza di stress e conseguentemente burnout. Abbiamo così unito le nostre esperienze professionali, da una parte quella caratteristica e specifica del ruolo dellinfermiere di pronto soccorso, dallaltra quella maggiormente rivolta agli aspetti psicologici infermieristici tipici di un Dipartimento di Salute Mentale (DSM). E stato creato un questionario di 40 domande, i cui elementi vertevano su pareri e sensazioni personali riguardanti alcuni aspetti caratteristici del lavoro infermieristico di pronto soccorso, quali il triage, il rapporto con i collaboratori, lapproccio allemergenza, i fattori di disagio etc. Aiutati in questo in maniera determinante dal Dott. Forabosco, che con i suoi preziosi consigli ha contribuito a rendere il lavoro maggiormente scorrevole e più scientificamente appropriato. Il filo conduttore che ci ha unito in questa esperienza, oltre alla amicizia che ci lega, è stato proprio la passione per la ricerca, dalla sua progettazione alla sua organizzazione operativa globalmente intesa, cioè il percorso che va dallincontro per la creazione del questionario fino allo studio dei dati. E importante sottolineare che fin dallinizio abbiamo avuto il beneplacito dalla nostra ASL tramite le rispettive Direzioni Sanitarie e i nostri primari, dove il progetto è stato favorevolmente accolto mettendoci così a disposizione a 360° i mezzi che lAzienda stessa poteva fornirci, dal materiale cartaceo alla possibilità di telefonare, fino alla autorizzazione a consegnare personalmente i questionari. Se ciò non fosse avvenuto la realizzazione di questo progetto sarebbe stata impossibile. La figura infermieristica deve iniziare a sviscerare i propri problemi in autonomia (che non significa assenza di collaborazione con altre figure, cosa sicuramente errata sotto molti punti di vista) e cercare con metodo proprio di mettere a fuoco specifici problemi che possono portare a miglioramenti professionali e crescita culturale globale oltre che tecnica specifica del proprio settore. Ci siamo rimboccati le maniche e al di fuori del normale orario di lavoro siamo partiti con questo progetto, non per raccogliere onori particolari e sentirci importanti, ma per fare un esperienza professionale attualmente non propria degli infermieri e per raccogliere elementi di studio che possano portare dei cambiamenti anche se piccoli, e magari scrollare un po gli animi facendo prendere coscienza dei problemi , in questo caso specifici. Tutto il lavoro è stato oltremodo impegnativo, e questo è stato un elemento che ha messo a prova la nostra costanza e la nostra coerenza con gli impegni che ci eravamo assunti, innanzitutto con noi stessi e con quelle persone che ci avevano dato una mano, e in secondo luogo con i servizi di PS che avevano contribuito al buon esito dei lavori compilando i questionari e con i quali cera una promessa da parte nostra di inviare i dati relativi al singolo servizio. I detrattori della ricerca in genere e gli amanti degli "scontri duri senza paura con le bandiere in mano" hanno snobbato e snobberanno (proprio dal punto di vista del principio motivazionale) sicuramente un simile approccio; noi crediamo sicuramente nella lotta per far valere i diritti dellinfermiere, specialmente in questo periodo di cambiamenti, ma crediamo anche che una componente importante di questo si deve basare anche su dati specifici frutto di ricerche, perché occorre evidenziare e dimostrare che anche linfermiere può fare seria ricerca. Nelle considerazioni emerse dai questionari, sono state fatte delle affermazioni da alcuni colleghi in cui si intuiva che secondo loro la nostra iniziativa era dovuta al fatto che verosimilmente non avevamo nientaltro di meglio da fare, e che probabilmente avendo una vita privata non molto soddisfacente abbiamo riversato il nostro disagio affettivo in una attività compensatoria, espressa appunto in un lavoro extra. Fortunatamente la nostra vita privata è assolutamente normale, e le motivazioni che ci hanno portato a intraprendere questa esperienza professionale hanno ben altro rilievo. E poi opportuno ricordare che questa attività ha un carattere di assoluta temporaneità, infatti ribadiamo che il nostro lavoro è assistere i malati con tutto ciò che ne consegue, dalluso delle apparecchiature come il monitor defibrillatore alla padella. Una interessante parentesi della nostra vita lavorativa ordinaria insomma, con i suoi alti e bassi come in tutte le cose. Crediamo comunque che il lavoro, rivestendo una componente importante della nostra vita, in senso temporale e di coinvolgimento psicologico-relazionale e umano, sia una condizione senza dubbio onerosa, ma che debba e possa essere anche stimolante, dal punto di vista culturale e professionale e umano, altrimenti si rischia di cadere in una routinarietà noiosa e distruttiva. Poi ovviamente cè un tempo per ogni cosa, ed è ineccepibilmente giusto che la sfera privata deve rivestire un ruolo di prioritaria importanza nella vita di un individuo, specialmente se riguarda la famiglia. Una cosa non deve annullare laltra, ma si devono intersecare vicendevolmente, creando un equilibrio. Maslach ad esempio rilevò che le persone con figli e una famiglia stabile avevano livelli di burnout minori rispetto a chi non aveva tutto ciò. La diffidenza generale che accompagna iniziative come questa porta a dire che sono "inutili lavori e perdite di tempo, intanto non cambia nulla": potrebbe essere vero però noi crediamo che la passività (spesso essa stessa reazione ad un disagio interiore che non si vuole affrontare) possa solo portare ad un incancrenimento ed un incistamento ( tanto per usare una terminologia propria della nostra professione) approfondendo e aggravando sempre di più situazioni già stagnanti e deleterie. Detto questo noi auspichiamo che il lavoro che abbiamo fatto, seppur piccolo e "fatto in casa" cioè senza avere alle spalle istituti universitari o personaggi di spicco del settore, possa servire alla nostra crescita professionale e ad aprire e far continuare (come è già inevitabilmente successo) un confronto professionale tra gli infermieri, facendo crescere anche lintersecazione culturale di questa figura spesso sminuita (anche dalla categoria stessa) e non ritenuta in grado di sviscerare i propri problemi e di studiare (anche con la ricerca specifica) il modo per affrontarli. Lasciamo dunque al lettore interessato a questo lavoro, (qualsiasi ruolo esso rivesta) alla visione dei dati, ai loro commenti e a tutto il materiale raccolto in questo anno e mezzo di impegno, rimanendo sempre disponibili ad una seria discussione e anche a critiche costruttive (tutto il lavoro è in queste pagine, con i suoi pregi e difetti, sottolineando il fatto che tutto ciò che i rispondenti hanno scritto, sia nelle note riguardanti ogni domanda che nelle considerazioni generali è stato fedelmente riportato nella sua globalità) e ad un sempre ben accetto confronto professionale e culturale.
RINGRAZIAMENTI Nella totalità del contesto di questa ricerca diverse persone ci hanno aiutato in svariati modi a seconda delle proprie competenze, conoscenze e semplice disponibilità umana, senza pretendere nessun tipo di riscontro se non il ringraziamento personale che intendiamo rendere pubblico. Si ringrazia pubblicamente; il Dott.R.Cremonini e la Dott.ssa I.Janes , la Direzione sanitaria del presidio ospedaliero di Lugo CSSA M.Guzzardi -e del DSM di Lugo DAI E.Rimini- ASL Ravenna, il Dott.G.Forabosco, il Dott.D.Minguzzi e Zavatta Desy per la parte informatica, il Dott.Grillo, la Dott.ssa R.Salaroli, AFD Para Stefano e tutti i colleghi del Pronto Soccorso di Lugo e del DSM di Lugo per la disponibilità e pazienza dimostrata. Regazzi Denise ringrazia affettuosamente Simone e Fabrizio Para per la disponibilità e preziosa supervisione offerta in questa ricerca; Venturini Luca ringrazia affettuosamente la collega ma soprattutto moglie Nicoletta per il paziente supporto offerto per la globalità di questo lavoro. Si ringraziano inoltre tutti i colleghi che hanno compilato i questionari e che hanno permesso il completamento del lavoro. Infine un ringraziamento al carissimo amico e collega Buzzi Paolo che ha disegnato il logo simbolo della nostra ricerca.
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