![]() OSSERVAZIONI CONCLUSIVE
Al termine di tutto questo lavoro ci siamo chiesti: abbiamo risposto alla domanda del titolo della ricerca, e soprattutto abbiamo evidenziato elementi di disagio negli infermieri dei servizi di pronto soccorso regionali? Noi ci sentiamo di rispondere in maniera affermativa in tutte e due le domande. La sindrome del burnout è veramente il fallimento di molte aspettative e della propria realizzazione lavorativa, e nel contesto attuale ci sentiamo di poter dire che nella nostra regione un certo disagio, articolato per aspetti e problemi diversi, è presente. Linfermiere infatti pare vivere disagio e stress, anche se non ci sentiamo di dire (anche solo ipoteticamente perché non abbiamo i mezzi per dimostrarlo scientificamente) che la media dei rispondenti è in burnout o che vive una situazione al limite del patologico. Il Pronto Soccorso è un luogo che richiede molto a chi ci lavora, e il rischio serio di burnout effettivamente esiste, anche perché emergono elementi che se non modificati nel corso del tempo potrebbero approfondire lo stress e il disagio esistente (variabile ovviamente a seconda sia degli individui che delle zone) e trasformarlo in burnout vero e proprio. Una presa di coscienza stimolata da questa "fotografia con autoscatto" da parte degli infermieri dovrebbe far riflettere tutti noi e gli organi gestionali in particolar modo, per poter mettere gli operatori nelle condizioni di non sprofondare in futuro in una condizione lavorativa distorta, alienante e frustrante , con effetti indesiderati che coinvolgerebbero negativamente operatori e pazienti. Laltro fattore importante è il 42.5% di non rispondenti, presenti soprattutto nei grandi ospedali (secondo noi maggiormente a rischio), elemento significativo la cui ipotesi interpretativa dalle mille possibili sfaccettature la lasciamo al lettore. Passando ad una componente più tecnica ci sentiamo in dovere di sottolineare laspetto relativo agli errori commessi riguardanti limpostazione del questionario. Col senno di poi ci siamo resi conto (aiutati anche dalle considerazioni dei rispondenti) di alcuni criteri errati, tra i quali la lunghezza del questionario (40 domande sono troppe), alcune domande ripetitive, i criteri di scelta troppo complessi, tipo le scale di intensità. Estato creato in seguito a questa esperienza un questionario nuovo (da proporre a gruppi di lavoro extraregione) "sfrondato" di tutti questi aspetti, in modo tale da renderlo maggiormente scorrevole nella compilazione e quindi più facilmente compilabile e seguentemente elaborabile. Sicuramente oltre alle nostre considerazioni analitiche rispetto ai dati, in futuro se ne potranno aggiungere altre da parte di noi stessi, da parte di altri colleghi o di diverse figure che magari potranno vedere delle sfumature o degli aspetti che a noi sono sfuggiti. Questo è importante perché attiva comunque un confronto e fa continuare a vivere questo lavoro supportato da una moltitudine di dati la cui analisi totale e minuziosa, seppur estremamente interessante, comporterebbe tempi lunghi. Vorremmo concludere queste osservazioni con un po di presunzione cercando di dare qualche consiglio a dei colleghi che volessero ripetere questo tipo di esperienza. Oltre che riferirci per gli aspetti prettamente tecnici al capitolo "Percorso metodologico", abbiamo evidenziato altri fattori, chiamiamoli forse impropriamente "etico-deontologici", che a nostro parere sono indispensabili per la buona riuscita di una ricerca. Un gruppo di lavoro rivolto alla ricerca per offrire un valido risultato (almeno quello che noi abbiamo riscontrato in unanno e mezzo di lavoro) deve avere i seguenti requisiti: COESIONE: il gruppo deve essere unito e animato dagli stessi propositi, perché nelliter della ricerca vi sono momenti in cui gli incontri sono indispensabili per il buon proseguimento, e spesso il ritrovarsi comporta sacrifici di tempo per inconciliabilità con gli altri impegni. Se non vi è coesione gli impegni tendono ad essere saltati e ad affidare con speranza ai rimanenti il proseguo dei lavori. In questo contesto indispensabile è LAFFIDABILITA tra i ricercatori, perché se questa non cè vi è la malaugurata possibilità che a metà strada vi siano delle "perdite" per seguire altri interessi personali, per cui riducendo le forze può succedere che il lavoro non venga portato a termine. Altro elemento importante è la CORRETTEZZA in quanto la sua mancanza potrebbe portare a variare dei risultati per qualche interesse personale o di categoria, e questo si allontana enormemente da quelli che sono i veri scopi della ricerca, la cui caratteristica fondamentale è la veridicità sempre dimostrabile dei risultati. Fondamentale pilastro è il METODO, senza il quale si possono sprecare molte energie senza avere i risultati attesi, soprattutto dal punto di vista organizzativo. Senza un valido metodo predefinito si rischia di creare confusione durante il percorso globale del lavoro, dalla ideazione allo studio dei dati. Naturalmente senza LIMPEGNO è difficile che il lavoro venga portato a termine, oppure che venga terminato in maniera accettabile. Limpegno è come il carburante per un automobile, senza il quale essa non procede. Questo senza la COSTANZA che lo supporta nei momenti in cui si lascerebbe perdere e che sprona il gruppo ad andare avanti e senza la PASSIONE per la ricerca, vero elemento propulsivo che porta, oltre che a far procedere il progetto soprattutto ad iniziarlo, non basterebbe di certo a determinare il buon esito dei lavori. Ultima condizione, specifica nel nostro caso e senza la quale non avremo neanche potuto partire, è la VALIDAZIONE DELLENTE, supporto materiale indispensabile per poter svolgere la ricerca. E ovvio che questa è una specifica caratteristica della nostra realtà, per cui in un contesto diverso potrebbe essere possibile svolgere della ricerca infermieristica al di fuori da questa situazione Tutti questi fattori, obbligatoriamente intersecabili tra loro, possono apparire scontati ed inutili a descriversi, ma noi abbiamo ritenuto opportuno citarli per evidenziarne limportanza. Vorremmo infine sottolineare che il permesso di sviluppare un programma di ricerca ci ha consentito la possibilità di gratificazione alternativa alla attività strettamente assistenziale, permettendoci di variare il lavoro e godere di un positivo stimolo intellettuale e culturale. Un piccolo accenno è doveroso anche per chi si occupa di formare gli infermieri, uno strumento determinante nella prevenzione della burnout sindrome è il saper essere poiché una delle cause più importanti di questo fenomeno è proprio il modo inadeguato di relazionarsi con gli altri. Ci auguriamo quindi che questo lavoro col suo modesto contributo possa servire agli infermieri in prima istanza e a chiunque operi nel campo sanitario (rivolto sia allemergenza che a livello generale), come spunto di riflessione per una presa di coscienza delle problematiche presenti e soprattutto future. ![]()
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